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“Scrolliamoci da dosso i timori”: chi ha paura dei giornalisti? Quando la sala stampa è “casa” di pochi

Non c’è verso. Il lato positivo del tutto personale, però, è presto trovato: si finisce in anticipo di lavorare e si torna a casa prima. Con un po’ di onesto dispiacere, però. Perché anche ieri la dirigenza della Salernitana ha perso una bella occasione per ossequiare l’abusatissimo “remare nella stessa direzione”, per sfruttare il brillante poker del Del Duca al fine di distendere gli animi di tutti, dopo il diffuso avvelenamento del precedente mese, figlio dei risultati e di un calciomercato giudicato insoddisfacente dalla piazza. E invece no. Si torna alla vittoria (meritata e attesa da tutti) e pure ai consueti comportamenti irrituali ed irrispettosi nei confronti di buona parte della stampa che segue la squadra sempre, comunque ed ovunque. Senza legami di sorta.

Consapevole di ledere i più elementari diritti di cronaca, ieri sera la Salernitana ha spedito in sala stampa solo il suo addetto alla comunicazione, Gianluca Lambiase: “La società ha deciso così, parliamo solo con l’emittente esclusivista che ha accordi commerciali e con la Rai, che ha accordi con la Lega”. Braccia larghe, spallucce e via. L’allenatore, dunque, ha risposto alle domande di un unico cronista radiotelevisivo, rispettabilissimo esclusivista diretto del club che fa il suo mestiere trasmettendo su più emittenti. Ma non il solo a detenere i diritti tv studio-stadio, tanto che un’altra tv è rimasta col cerino in mano. In una stanza diversa, la cosiddetta mix zone destinata alle tv, mentre carta stampata, siti web e non esclusivisti, figli evidentemente di un Dio minore (e squattrinato, pure), erano nella sala stampa principale.

Forse perché stavolta sono arrivati tre punti, l’opinione pubblica darà meno peso alla cosa? Sarà. Mette tristezza, tuttavia, il messaggio che passa, quello di una continua guerra contro una fetta di stampa considerata non amica. Guai se lo fosse. E guai soprattutto se fosse nemica, aggiungiamo. Una stampa che continuerà a raccontare quel che vede a tifosi, ultimamente disaffezionati per motivazioni che magari prescindono dalle dinamiche relative alla comunicazione. Per rispetto (noi sì) di chi legge, le dichiarazioni del tecnico sull’house organ societario: “L’approccio è stato discreto, poi purtroppo alla prima occasione abbiamo preso gol. La squadra però ha avuto il merito di rialzare subito la testa. Siamo stati bravi a capitalizzare le palle inattive su cui abbiamo lavorato in settimana. Nel secondo tempo abbiamo subito nuovamente gol alla prima opportunità ma abbiamo creato diverse palle gol per chiudere prima la partita. La squadra è stata intelligente nel gestire la gara, anche se bisogna essere più presenti ed evitare disattenzioni che possono costare caro. I ragazzi devono scrollarsi di dosso qualche timore. Sono sicuro che in fase realizzativa faremo meglio, ma dobbiamo acquisire più coraggio e autostima per migliorare. Sarà importante salire di tono dal punto di vista atletico”. Bene, bravi, bis. Al netto di ciò, avremmo voluto (illegittimamente?) chiedere a Gregucci dei progressi di Calaiò e dell’importanza – anche simbolica, oltre che tecnico-tattica – del suo inserimento in gruppo, del perché Mazzarani e non Rosina dal 1′ per sostituire Andrè Anderson, del perché l’ex del Santos ha svolto regolarmente la rifinitura ed è stato convocato, salvo poi leggere una nota ufficiale (su Facebook) della Salernitana che parlava di “affaticamento patito con l’U20”, quindi tre giorni prima. Solo alcune delle domande, le prime a venire alla mente, che non avranno risposta.

Quei “timori da scrollarsi di dosso” probabilmente sono anche quelli della proprietà e della dirigenza. Concedere anche ai giornalisti comuni mortali – in coda a tutti gli altri, ci mancherebbe – di formulare domande nel dopo gara quantomeno all’allenatore, sarebbe regola di Lega B e anche norma non scritta comune a tutte le società calcistiche del pianeta. Le stesse che convocano tradizionali conferenze stampa prepartita, mentre a Salerno da almeno cinque anni si tratta di appuntamenti dapprima cancellati, poi trasformati in inviti in esclusiva. Bene. Se ciò può contribuire ad allentare quella maledetta pressione della piazza che fa allontanare allenatori e giocatori, o addirittura rinunciare, ben venga. Ciò detto – fortunatamente – le pagine sportive di quotidiani e testate web, nonché trasmissioni radio e tv, soprattutto a Salerno si riempiono anche con altro. E la speranza è di infoltire i contenuti di giudizi lusinghieri, di una bella cavalcata della Salernitana, affinché possa far sognare ed emozionare gli appassionati.

Sia chiaro un concetto: giusto e sacrosanto che chi paga per assicurarsi un’esclusiva o un ospite in più, dato l’andazzo del calcio di oggi, venga accontentato con il rispetto degli accordi. Ci sarebbe da ricordare quel che accadeva fino all’anno scorso, a parità di condizioni ma con “pedine” diverse, parti invertite. Sempre con lo stesso trend. Ma interessa a pochi. Va così e – anche se al tifoso medio non interesserà minimamente – è giusto raccontare quel che accade. L’informazione ad personam è servita. Ne prendiamo atto con amarezza.

1 Commento

1 Commento

  1. Katia

    18/02/2019 at 11:50

    In Italia (ahimè in moltissimi ambiti) richiedere TRASPARENZA è peccato mortale.

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