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Aliberti senza filtri: “La Salernitana finisce nel 2005, non dovevamo fallire. Lotito? Personaggetto…”

Nostalgico ma anche pungente, orgoglioso e per nulla diplomatico. Aniello Aliberti è stato e resta ancora il presidente con cui la Salernitana ha raggiunto il punto più alto nei suoi 99 anni di storia. Al fianco della squadra dalla Serie C alla Serie A, fino all’ingiusto e anche a tratti scandaloso fallimento che lo ha costretto ad alzare bandiera bianca. Oggi Aliberti è stato a Pellezzano, ospite d’onore della presentazione del libro “Cent’anni di maglie e uomini”. Titolo che non trova molto d’accordo l’ex presidente granata, perché per lui “la Salernitana ha 86 anni e finisce nel 2005”. Sempre con il sorriso sulle labbra, anche quando lancia qualche frecciatina all’attuale patron granata Claudio Lotito: “Per me il 2019 è un anno normalissimo, con il centenario non sono allineato – ha detto Aliberti – Per me la Salernitana ha 86 anni e finisce nel 2005. Sono qui per la presentazione del libro e mi fa piacere vedere le maglie indossate dalla Salernitana. Quella a cui sono più legato? Naturalmente la maglietta del del 97/98: è stato un anno stupendo per come si realizzò quella promozione”.

La salvezza in Serie A è sfumata all’ultima giornata (e anche qui ci sarebbero pagine e pagine da scrivere), poi Aliberti ha resistito fino al 2005. Quindi l’addio, alla Salernitana ma anche all’ambiente calcio in generale: “La Salernitana è finita per me quando sono andato via, tutto quello che è venuto dopo non lo riconosco: per me sono il nulla. Come me tantissima gente, non la seguo e non vedo nulla. Non seguo più questo sport e nemmeno la Nazionale. Oggi il calcio è cambiato, non c’è più la passione e l’amore di prima. Oggi è solo uno spettacolo televisivo, chi può convoca i migliori attori e cerca di fare un bel film. Il pubblico se lo vede da casa e non va più allo stadio, quella mia è stata un’epoca bellissima ma non c’è più”.

11 anni alla Salernitana, i migliori 11 anni della centenaria storia del cavalluccio con l’epilogo più amaro: “Stagioni bellissime. Eravamo una società che non doveva essere esclusa perché non c’erano gli estremi. Tutte le porcherie che ho visto negli ultimi 14 anni mi hanno convinto ancora di più che noi eravamo nel giusto. Questa immondizia che c’è oggi nei campi italiani non me l’aspettavo. Non dovevamo fallire, eravamo una società perfetta che non fu iscritta per strane motivazioni

Quindi la stoccata a Lotito: “Dopo 14 anni chiederei a Lotito, anche se è un coproprietario e io sono abituato a parlare con i presidenti, come ha fatto a rilevare una società quale la Lazio accollandosi 550 milioni di debiti? Evidentemente è un benefattore e un uomo pio, di quei milioni 150 erano di debiti con il fisco. Mi chiedo, come ha fatto a diluire quei debiti in 23 anni? Noi avevamo un decimo di quel debito e non ci è stato consentito farlo. C’è qualcosa che non quadra. Certamente a Salerno non abbiamo bisogno di lezioni di vita, questi sono personaggetti, come direbbe qualcuno, che dovrebbero rimanere al posto loro”.

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