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Amarcord Franceschini: “Cavalcata in A indimenticabile, andai via per il ‘militare’. Djuric non lo sposti”

Ventitré presenze ed una rete in campionato nella stagione 1997/1998, la stagione della cavalcata in Serie A. All’epoca, Ivan Franceschini aveva appena 22 anni, ma ricorda tutto come se fosse ieri. L’ex centrale difensivo, ora allenatore della Palmese, si racconta a cuore aperto a Radio Alfa: “Gruppo fantastico, sono passato quest’anno a Salerno quando ho giocato a Nocera e ho avuto modo di prendere il treno per ritornare a casa a Parma dalla mia famiglia. La città è cambiata, i ricordi erano e rimangono bellissimi. Venivo da una stagione importante in Francia, al Marsiglia. Salerno, dunque, era la mia seconda esperienza fuori Parma. Lo spogliatoio era formato da un gruppo di tanti ragazzi giovani, guidato da un tecnico che aveva più fame degli stessi calciatori. Si è creata una magia con il pubblico. Perdemmo solo contro il Chievo immeritatamente. Ricordo il ritorno a Venezia, passato insieme agli stessi sostenitori granata. Fu un anno fantastico nonostante le difficoltà per allenarsi. Ricordo che ci spogliavamo ed effettuavamo la doccia in una struttura in lamiera, il martedì si facevano le corse in un campo dove c’era la Pennitalia. Goal con il Foggia? Lo ricordo con affetto, fu alla penultima giornata. Mi dispiacque andarmene via, dovevo fare il militare come Fusco. E la società non poteva avere nello stesso ruolo due calciatori che facevano il servizio. Un tempo le cose funzionavano in un altro modo. Infine, ricordo ancora un altro episodio come il 5-0 inflitto all’Udinese di Zaccheroni in amichevole. Uscivamo insieme, vivevamo la città: sono convinto che. più stai bene nel posto di lavoro, più le cose vengono bene”,

Sull’attuale stagione dei granata, Franceschini ha le idee chiare: “Ho seguito abbastanza nonostante sia capitato magari di giocare in contemporanea con la Palmese. C’è una bella lotta per il vertice. La situazione è ancora in bilico in tutti i ruoli, con questo numero di squadre inferiore rispetto allo scorso campionato, c’è maggiore competizione. Il cuscinetto tra chi va ai play-off e ai play-out è minimo e, dunque, sono tutte in corsa per un obiettivo”.

Infine, una chiosa su Djuric, calciatore con cui ha condiviso lo spogliatoio a Cesena nel corso della sua carriera da difensore in giro per lo Stivale: “Ho giocato insieme a lui, aveva vent’anni. E’ un ragazzo che aveva già all’epoca grandi doti fisiche, un colosso. Doveva affinare la tecnica, so che è andato all’estero: è un buon prospetto. Chiaramente non si può pretendere lui che possa puntare l’uomo, ma in area non lo sposti così facilmente e può essere un calciatore di livello”.

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