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Amarcord Kolousek: “Quel gol alla Samp, una gioia immensa. Arechi pieno darà una mano”

Era il 14 marzo 1999, quando la Salernitana affrontava e batteva per l’ultima volta in Serie A la Sampdoria. Chiuse le marcature Fresi, ad aprirle era stato Vaclav Kolousek con uno splendido controllo di sinistro ad eludere la difesa avversaria, su cross di Gattuso da destra, e preciso piatto mancino a battere Ferron in uscita. Il cronometro segnava il minuto 61′.

Oggi il centrocampista ceco gioca ancora: ha 45 anni (foto in alto) e milita fra i dilettanti austriaci, dopo aver combattuto e sconfitto la leucemia nel 2004. Si è appena operato al ginocchio, “ma non ho intenzione di mollare, riprenderò: ho visto che anche Vannucchi continua a giocare in Terza Categoria, finché posso e mi diverto, perché smettere?”. Ha intrapreso brevemente anche un’esperienza da allenatore di giovani in Repubblica Ceca nell’Humpolec (dove ha anche giocato), ma ha riposto le velleità nel cassetto dopo le difficoltà post Covid. In carriera si è tolto diverse soddisfazioni. Al di là dell’Italia e di Salerno, con una parentesi alla Fermana per sei mesi nel 2000 sempre in B, ha vinto un campionato in patria con lo Sparta Praga nel 2001 e un torneo di serie cadetta in Austria col Wiener Neustadt nel 2009. Vanta anche 5 presenze e un gol con la sua Nazionale, tutte collezionate nel 2002.

Quel 2-0 alla Samp, ultima vittoria con Delio Rossi in panchina prima dell’esonero, contribuì a riaccendere le speranze salvezza. “Era una partita importante, dovevamo vincere e c’era un po’ di nervosismo. Il primo tempo finì 0-0, poi sbloccai il risultato. Fu il mio primo gol in A, una gioia immensa anche per la gente e la società. Fui felice di poter dare un contributo anch’io, visto che non giocavo tanto. Eravamo forti, purtroppo non riuscimmo a salvarci e fu un peccato. – ha recentemente ricordato Kolousek al quotidiano Il Mattino – Quando ho capito come funzionava il calcio in Italia, con l’esplosione di Calciopoli, ho realizzato che la nostra non fu una retrocessione pulita. Credo che il destino fosse già scritto prima dell’ultima giornata. Quell’anno prendemmo tanti giocatori dal Foggia e secondo me lo spogliatoio non era più unito come in B. Chianese venne contestato perché non segnava come ci si aspettava. Fu sbagliato cedere Artistico: lui e Di Vaio funzionavano a meraviglia, anche in A avrebbero fatto bene. Secondo me il gruppo di oggi è migliore di quello che iniziò nel ’98”.

L’auspicio dell’ex granata, 46 presenze e 4 gol con il cavalluccio sul petto tra il 1997 e il 2002, è netto: “La Salernitana mi è rimasta nel cuore. Il finale di stagione scorso è stato incredibile. Ho visto in diretta la vittoria sul Pordenone e ho subito pensato che sarebbe stata il biglietto per la Serie A. Dispiace sia stato esonerato Castori, meritava più tempo. La squadra si riprenderà, uno come Bonazzoli deve giocare di più, può ritrovare la via del gol. Poi c’è Ribéry: credo che per la gente di Salerno sia stato sorprendente accoglierlo. Ha vinto tutto e nonostante ciò lo vedo sempre con grandi motivazioni. A 38 anni con la palla tra i piedi è ancora decisivo, ma non si può pretendere che corra in pressing, devono farlo altri. E poi sarà importante evitare infortuni. In generale la Serie A è più difficile, paghi il minimo errore in difesa. Ci sono tante partite ancora, lo stadio pieno darà una mano. Spero di tornare presto a vedere una partita e tifare per la salvezza”.

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