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Carica Coulibaly: la prima all’Arechi da granata sarà contro il suo passato

L’emergenza a centrocampo, viste le squalifiche di Di Tacchio e Capezzi, ha costretto Fabrizio Castori a lanciare dal 1′ ad Empoli Mamadou Coulibaly. Il battesimo in granata per il centrocampista non è stato dei migliori dal punto di vista del risultato finale, mentre individualmente la prestazione – tenendo conto che aveva giocato solo tre partite con l’Udinese prima del trasferimento, l’ultima per 90′ il 30 settembre – ha lasciato intravedere qualche spiraglio soprattutto nel primo tempo, prima di un inevitabile calo fisico. Il giocatore senegalese, che il tecnico ha fortemente voluto, conoscendolo già per le esperienze condivise a Carpi (2018/19) e Trapani (2019/20), ha agito come mezzala destra nella linea a tre, insieme a Dziczek e Anderson. Coulibaly ha alternato cose buone a cose meno buone negli ottantuno minuti trascorsi sul terreno di gioco: certamente evidenti le doti difensive, con dei recuperi importanti, anche se ha qualche colpa sul raddoppio empolese, occasione in cui ha perso di vista Stulac.

Ha bisogno di continuità e fiducia. Sabato Coulibaly avrà una nuova chance da titolare per l’esordio casalingo con la nuova maglia che – ironia della sorte – sarà proprio contro la squadra che lo ha lanciato nel calcio italiano, il Pescara. Il manto erboso dell’Arechi lo conosce bene, avendoci giocato già tre volte con le maglie di Pescara appunto, Carpi e Trapani. Ritroverà da avversari gli ex compagni Fiorillo, Memushaj e Machin. L’arrivo in Italia è stato per lui un’odissea. “Ho fatto tanti sacrifici. Ero in Francia da mia zia, poi sono venuto a Livorno, dove stavo con amici. Siccome là non potevo fare niente, ho provato a venire a Pescara. Stavo dentro una casa-famiglia a Montepagano, dove mi hanno aiutato tanto: senza di loro non sarei mai arrivato qui perché non avevo i documenti, non avevo niente. In Italia ho dormito anche fuori tre giorni, al campo sportivo di Roseto. Poi i carabinieri mi hanno portato in una casa-famiglia, dove vivo ancora. Ho fatto anche provini con Sassuolo e Cesena, ma per loro ero scarso”, dichiarava dopo la sua prima partita giocata per intero in Serie A (dopo aver esordito con l’Atalanta), contro il Milan. Il delfino quel giorno, il 2 aprile 2017, bloccò sull’1-1 all’Adriatico i rossoneri. Il Pescara all’epoca era guidato da Zdenek Zeman. Una rivincita in vista sabato contro il suo recente passato, quindi, per il classe ’99 scappato da un padre, professore di educazione fisica, che non voleva però un figlio calciatore. Nel destino sempre un campo da calcio, da luogo dove dormire a luogo dove fare ciò che più gli piace: giocare a pallone.

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