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Cercasi romantica irrazionalità: si gioca, ma la frattura è profonda

Vivere, o sopravvivere. La Salernitana c’è, gioca. Il pallone rotola, il campionato è iniziato. Tutto (sulla carta) normale. Ma di normale in realtà vi è ben poco. Spalti chiusi, disinteresse dilagante e pathos ai minimi termini. Vivere o sopravvivere? Se lo sono chiesti (tardivamente?) i tifosi granata giungendo ad una conclusione pressoché plebiscitaria. La Salernitana esiste ma è svuotata della sua vera essenza, della sua anima, della sua componente romanticamente irrazionale che negli anni ha creato e cementato un viscerale senso d’appartenenza.

Da un lato l’azienda Salernitana e le sue logiche imprenditoriali bilateralmente consolidate, perlopiù tremendamente sbilanciate in direzione Roma. Da un lato la Salernitana intesa come ambiente. Sempre meno aggregazione ed emozione, sempre più disaffezione, scoramento, noiosa abitudine. Una frattura insanabile, probabilmente mai così profonda nell’ultracentenaria storia del cavalluccio. Un ambiente elettrico in cui, con una sorta di sadico piacere, ci si diverte a gettare ulteriore benzina sul fuoco con atteggiamenti dittatoriali e censure nordcoreane. Ma in cui altri si dilettano a creare false aspettative, alimentando illusioni che al tempo dei social diventano virali pressoché alla velocità della luce. Che la Salernitana possa essere piazza appetibile per chi è intenzionato ad investire nel mondo del calcio è plausibile, ma in ogni trattativa vi è un potenziale acquirente ed un venditore. Ed una discriminante di non scarsa rilevanza: il prezzo. Lo fa chi vende, ci mancherebbe, ma dovrebbe esser coerente con le logiche di mercato. Allo stato attuale il club granata non è mai stato messo ufficialmente in vendita sebbene il duo Lotito-Mezzaroma abbia più volte dichiarato di “non voler rimanere a dispetto dei santi”.

A chi giova tutto ciò? Non a Salerno, non alla tifoseria, non all’ambiente. Il già esiguo zoccolo duro si sta sempre più sgretolando, complicato tramandare il senso d’appartenenza ad un qualcosa che nella sua autentica essenza probabilmente non esiste più.

Bocche cucite tra la proprietà, oggetto – al pari del management – di una contestazione che ha ormai varcato i confini provinciali ma fatica ancora ad attecchire nelle stanze dei bottoni, lì dove i tifosi granata vorrebbero portare il “peccato originale”: la multiproprietà. Andrebbe aperto un tavolo istituzionale serio sulla tematica, peraltro già normata, ascoltare le istanze di una tifoseria che suo malgrado si è ritrovata a far da “cavia” della multiproprietà 2.0 ma che a breve potrebbe trovar man forte a qualche centinaio di km di distanza in un gemellaggio sempre più a 360°. Intanto si gioca. Il pallone rotola, la Salernitana esordisce con un pareggio alternando luci ed ombre, individualità interessanti alle solite endemiche carenze strutturali soprattutto a centrocampo. Poco o nulla di nuovo, insomma. E poi? E poi pensare che domani sarà sempre meglio…

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