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Colomba e i ricordi granata dell’Anglo-Italiano: “Ferrante fece scavino e sbagliò, lo misi fuori”

I granata giocano in Inghilterra: è solo un test amichevole precampionato, verrebbe da dire, ma è questa una frase che andrebbe bene se la Salernitana fosse solo un club. Tra il serio ed il faceto i tifosi sentono profumo d’Europa e sottolineano la differenza tra i soliti incontri estivi con compagini amatoriali o di Serie C ed una ben più accattivante trasferta al “Villa Park” di Birmingham. Solo due volte il cavalluccio era andato oltre confine prima d’ora.

La mente vola all’autunno del 1995, alle due gare giocate oltremanica nel Torneo “Anglo-Italiano” contro Stoke City e Ipswich Town. Sulla panchina granata c’era Franco Colomba che – raggiunto telefonicamente dalla redazione di SalernitanaNews.it – rivela i suoi ricordi di quella doppia trasferta: “Fu senza dubbio una bella esperienza sia dal punto di vista sportivo che umano. Andammo lì anche con i familiari al seguito e fu un modo per fare gruppo. Per noi passare dalla Serie B ad affacciarci in ambito internazionale, così all’improvviso, fu un qualcosa di molto gratificante. Ottenemmo un pareggio con lo Stoke City (2-2) ed una sconfitta indolore con l’Ipswich (2-0) ma passammo ugualmente il turno arrivando alle semifinali”.

Colomba ricorda molto bene l’atmosfera: Giocare in uno stadio inglese ha sempre il suo fascino, rappresenta qualcosa di molto particolare e accattivante. Peccato che da un po’ di tempo a questa parte, le restrizioni Covid senza fare differenza alcuna hanno stroncato lo spettacolo sugli spalti dappertutto. In Inghilterra c’è una tradizione calcistica importante che si rinviene anche negli stadi, nella cura del tappeto verde, degli impianti. Secondo me sotto questo profilo sono più bravi di noi, ma solo per questo, perché ultimamente abbiamo dimostrato di essere più competitivi noi italiani”.  

In entrambe le sfide giocate in terra inglese, la Salernitana incassò un gol a freddo (Peschisolido al 4’ con lo Stoke e Molbray al 5’ con l’Ipswich nda), subendo il classico avvio veemente delle squadre britanniche: “Negli anni ’90 forse era così ma ora è diventata una prerogativa anche nostra. Gli inglesi hanno sempre questa caratteristica iniziale, e si sa che prendendo gol all’inizio diventa tutto più difficile”. Ma in quel trofeo, Colomba andava di turnover? “L’inizio di campionato fu molto complicato, ma noi abbiamo sempre cercato di onorare questo torneo nel modo migliore e usufruendo di tutta la rosa a disposizione. Sapevamo che per l’importanza che riveste indossare la maglia granata non si poteva fare brutta figura, a maggior ragione in campo internazionale. Ci tenevano i tifosi e ci teneva la squadra”. A tal proposito, Colomba ricorda un aneddoto relativo a Marco Ferrante: “Passammo il girone ed affrontammo il Genoa in semifinale. La sfida andò ai rigori e dopo i primi due tiri eravamo sul 2-0 per noi. Sprecammo un’occasione importante perché ne sbagliammo tre di fila e ci facemmo rimontare. Ricordo che Ferrante fece uno “scavino” alla Totti che ci costò carissimo ed al rientro negli spogliatoi lo attaccai duramente perché non era il momento di fare quel gesto. La squadra era quintultima, aveva l’occasione di conquistarsi una finale a Wembley storica per il club. Per punizione lo misi fuori nelle partite successive”.

Il Torneo Anglo-Italiano, secondo Colomba, fu comunque utile per dare consapevolezza alla squadra dei propri mezzi: “Devo dire che quella sconfitta col Genoa arrivò in un momento delicato perché in campionato eravamo quintultimi. Ma forse proprio perché fu una sconfitta immeritata servì a darci lo slancio utile e a reagire per risalire in classifica e arrivare con una grande rimonta fino al quinto posto. Prima facemmo due pareggi con Cosenza e Bologna e poi aprimmo una bella striscia utile e dal torneo molti capirono l’importanza di indossare la maglia della Salernitana”.

Un ricordo anche su Phil Masinga, scomparso nel 2019 e allenato da Colomba nel torneo 1996-97: “La stagione successiva fu quella dell’apertura del calciomercato degli stranieri in Serie B; con la società ci ripromettemmo di non prenderne e invece ne arrivarono 4 (gli altri erano Tiatto, Ferrier e Jansen nda). Masinga era quello di maggiore spessore tecnico e qualità, mentre gli altri non diedero il contributo sperato. Purtroppo Masinga arrivò con un problema all’adduttore che lo costrinse ad un intervento chirurgico durante la stagione e non lo ebbi a disposizione. Poteva regalare il salto di qualità alla squadra, ma quel girone di andata fu maledetto, perché si infortunarono i difensori centrali, Pisano era in fase di recupero, ma i risultati non arrivarono. L’aver “toppato” tre stranieri su quattro incise molto sull’andamento del torneo”.

Infine un commento sulla Salernitana attuale: “Quella dell’anno scorso è stata la vittoria di Castori secondo me perché ha messo la sua concretezza a servizio di una squadra che ha recepito tutto ed è stata molto pratica. E lo ha fatto in una piazza che negli anni passati si è sempre fatta ammaliare un po’ troppo dal calcio spumeggiante, frizzante e invece in questo sport alla fin fine bisogna essere pratici e concreti. Castori è stato bravo a farlo capire sia alla squadra che alla piazza. Mancini agli Europei ha dimostrato che si può vincere giocando bene, ma non è così semplice e bisogna avere calciatori di grande qualità”.

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