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“Così fu quell’amore dal mancato finale…”: l’Arechi spettrale della prima di campionato

Spettrale. E’ l’unico aggettivo che può descrivere l’esterno dell’Arechi, ma anche il suo interno. E non è per il Covid (o almeno non principalmente) e neanche per le avverse condizioni meteo, che l’assenza dei tifosi si fa sempre più pesante e muta in silenzio assordante. Da quel giorno di fine luglio, ultimo match utile per la Salernitana che poteva giocarsi una possibilità per quelli che erano i (lontani) playoff, il silenzio. Anzi, no. La contestazione, le proteste, gli striscioni, l’urlo assordante di una tifoseria che ha perso la voglia, ha perso la possibilità, ha perso – quasi – la terra sotto i piedi. E poi il silenzio, l’indifferenza, la disaffezione. Una frattura – quella con la società –  che non si rimargina, con il “tutto contro tutti” sempre più marcato, che si insinua all’interno delle fessure (poche) lasciate aperte da chi (ancora) prova a raccontare o prova semplicemente a tirare avanti. Come l’abitudine in una relazione da una parte, come il divorzio dall’altra. Nel mezzo, la maglia granata, orfana e in balìa degli eventi.

Sono ben lontani i momenti vissuti lo scorso 31 luglio (Salernitana – Spezia), in cui i tifosi, grandi e piccoli, ancora una volta avevano sfidato una delle piaghe più grandi del 2020 (il Covid), solo per dimostrare che questa piazza era ancora viva, era ancora innamorata, era vicina alle emozioni che soltanto la maglia con l’ippocampo cucito sul petto sa(peva) suscitare, tra gli applausi di incitamento, i cori e la voglia di urlare. Dall’alto verso il basso. Dopo le proteste, la forza della contestazione, il fiume di “No alla multiproprietà” cucito addosso alle mura di una città che sembra urlare ad ogni angolo, prendendo in prestito le parole dei “troppo” innamorati della Bersagliera per vederla calpestata in questo modo, fino alla totale indifferenza di una prima di campionato a porte chiuse, addirittura sbarrate. La bussola persa, la rotta indefinita, e ancora una volta sempre e solo tutti contro tutti, tra bocche cucite, sulla lavagna in cui si segnano i buoni e cattivi.

Il dispiego di Forze dell’ordine all’esterno dell’impianto di via Allende, lasciava presagire a qualche forma di protesta da dover controllare. Ma di iniziative neanche l’ombra. E mentre il gemellaggio con i “fratelli di Reggio” non si rinnova, davanti al Vestuti si ricorda il Siberiano con uno striscione rivendicato sui social dall’Ums: “Un campionato iniziato senza averti onorato. Per Salerno sarebbe già terminato! Siberiano vive, gli ultras della tua città”. 

Un fascio di fiori ed una maglia su un sediolino della tribuna sono l’unica apparizione in un Arechi deserto, da atmosfera paradossale. Sono per il compianto Bruno Tescione recentemente scomparso, tifoso storico, per sempre innamorato.

Nella profondità di un pozzo che pare senza uscita – però – ci è caduta la maglia della Salernitana…“nel suo tram scollegato da ogni distanza, nel bel mezzo del tempo che adesso le avanza. Così fu quell’amore dal mancato finale, così splendido e vero da potervi ingannare…” 

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