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Cudini esulta con Salerno: “Felicissimo per la promozione. Tifosi e acquisti i segreti per la Serie A”

“Sono contentissimo di rivedere la squadra e la piazza in Serie A e sono molto felice per Castori e i calciatori. Hanno compiuto un’impresa non preventivabile ad inizio campionato”. A distanza di 23 anni anche Mirko Cudini gioisce per la terza, storica, promozione in Serie A del cavalluccio. L’ex difensore della Rossi band, ora tecnico del Campobasso (Serie D), intervistato dalla nostra redazione dice la sua sulla cavalcata degli uomini di Castori, dando proprio al tecnico i principali meriti: “Non mi aspettavo che la Salernitana fosse promossa direttamente, ma nel corso del campionato ho capito che ce l’avrebbe potuta fare, conoscendo anche la praticità e la sostanza del mister che è uno che va dritto all’obiettivo. Castori è stato anche bravo a fare da scudo nei momenti di difficoltà per proteggere la squadra. Poi ci sono state anche situazioni favorevoli, con alcune squadre più attrezzate che hanno avuto qualche difficoltà, a differenza della Salernitana che invece ha avuto continuità ed un pizzico di fortuna per arrivare all’obiettivo. La partita vinta in rimonta col Venezia è stata la scintilla finale. Quando si vince non c’è una componente fondamentale, bensì varie. Quindi oltre allo staff tecnico e ai calciatori anche la società ha fatto il suo, proteggendo allenatore e squadra e trasmettendo fiducia. Tutti hanno remato dalla stessa parte e questo è stato un punto di forza. La solidità difensiva è stata un mantra per la filosofia calcistica di Castori. Davanti però la Salernitana ha avuto tanta qualità, penso a Tutino, giocatore importantissimo per la categoria che può ricordare Di Vaio. Di Tacchio può essere paragonato al nostro Breda, ma potrei fare tanti altri nomi poiché tutti i componenti della rosa hanno fatto il proprio dovere, pure chi è stato chiamato meno in causa. Questo testimonia anche il fatto che Castori sia stato bravo a conquistare la fiducia dei calciatori”. La memoria porta subito a paragonare l’ippocampo targato Castori a quello, vincente allo stesso modo, targato Rossi del 1997/98. Cudini però chiarisce analogie e differenze: “Anche noi non partimmo favoriti, da outsider l’impresa fu ancora più bella. Tutti si sentivano importanti, non solo gli undici che scendevano in campo. A noi non è mai mancata la convinzione: il gruppo è sempre stato bene, la squadra ha sempre espresso un bel calcio. L’entusiasmo in quel caso, come in questo, è stato fondamentale. L’analogia è certamente l’unità del gruppo, la diversità è il modo di giocare. Con Delio Rossi c’era una mentalità offensiva, con Castori invece più redditizia e pratica, che non è da considerarsi però difensivista”.

Ora c’è lo step difficile della Serie A. Una Serie A che la Salernitana si augura di affrontare col pubblico dalla sua parte, componente mancata quest’anno, e con i giusti mezzi tecnici: “All’inizio la mancanza del pubblico ha probabilmente aiutato i calciatori ad ambientarsi, visto che i tifosi non erano contenti l’estate scorsa. Non essere stati contestati in alcuni momenti difficili può essere stato un vantaggio – dice l’ex difensore di Avellino e Cagliari – Ad un certo punto della stagione però sono convinto che l’Arechi pieno avrebbe dato una grossa mano alla squadra: una partita come quella col Monza la Salernitana non l’avrebbe mai persa col pubblico dalla propria parte. In Serie A la presenza del pubblico sarà un fattore determinante per raggiungere la salvezza. Sul piano tecnico in massima serie serviranno calciatori funzionali al gioco dell’allenatore e la giusta dose di esperienza. Ci sono certamente calciatori in rosa che meritano la chance della Serie A, ma poi servirà un organico competitivo. La società e il mister sapranno dove e come ritoccare”. In chiusura Cudini commenta la questione societaria, con l’obbligatorio cambio di proprietà: “La Salernitana dovrà passare di mano, ma credo che una continuità societaria ci sarà, magari con la permanenza di Mezzaroma. In qualche modo comunque Lotito resterà vigile sulla società che in questi anni ha gestito benissimo. Alla fine è riuscito ad unire una gestione economica oculata ai risultati sportivi e questo i tifosi dovrebbero riconoscerglielo. Magari l’assenza della sua figura farà venire meno i contrasti con la tifoseria e la squadra quindi potrebbe trarne giovamento”.

 

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