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È il Minala Day: “Indimenticabile quel gol! Spero di trasformare il rosso di Venezia in applausi”

Il 15 ottobre resterà scolpito come il Minala Day nell’immaginario degli appassionati granata. Tre anni fa allo stadio Partenio la tifoseria della Salernitana viveva una delle sue ultime gioie sportive più profonde. Non c’entrano promozioni o salvezze, è questione di campanile, appartenenza e senso della maglia. Anche un po’ di rivincita, visto il precedente nello stesso stadio e – più o meno – con la stessa tempistica sul filo di lana. Nel 2004 la beffa parlò bielorusso con Kutuzov pro Avellino, ma dopo tredici anni… “et voilà”, il francese del camerunese Joseph Minala per il 2-3 nel derby più palpitante della storia.

Direttamente dalla Cina, dove gioca nella massima serie con il Qingdao Huangai, Joseph Minala ricorda così quel giorno e le relative conseguenze. “Fu una giornata particolare, si sapeva da quanti anni non si vinceva lì una partita molto sentita dalla tifoseria, dalla società e anche da noi. Andò bene per tutti, anche per me. Ci sentivamo forti anche quando eravamo sotto 2-0, sentivamo che bastava un gol per riaprirla e ribaltarla. – le parole del centrocampista ex Bari e Latina – Spingendo tanto, il campo ci premiò e fummo in grado di dare una gioia immensa ai tifosi. La più grande della mia carriera? Ci metto davanti solo il fatto di essere riuscito a diventare un professionista, considerando quello che ho passato e il mio vissuto personale. Sembra una riflessione banale, ma non lo è. Altre grandi gioie sono state l’esordio in Serie A e il mio primo gol da professionista. Non bisogna mai sputare su quello che ti dà la vita. Certamente mi fa tanto piacere che i tifosi ancora oggi mi ricordino sempre: stamattina il mio telefono è impazzito, ho ricevuto tantissimi messaggi! Non posso rispondere a tutti ma la Salernitana è sempre nel mio cuore”.

Dopo qualche mese dallo storico gol, due giocatori irpini traslocarono a Salerno. “Con Migliorini e Di Tacchio c’è stato solo qualche sfottò che fa parte del gioco sul campo, ma quando si esce c’è l’aspetto umano che prevale. Li accogliemmo bene, ogni tanto c’era la battutina tra amici ma non siamo mai andati oltre. Tra giocatori è una cosa normale. – dice Minala – Entrambi avevano sposato il progetto Salernitana, era importante metterli a loro agio per dare tutto per quella maglia. Il clima odierno a Salerno? Dispiace per i risultati che la squadra non ha avuto, la seguo sempre, ho amici lì anche adesso che fanno parte della squadra. Sono sempre molto legato e attento a quello che succede lì, mi auguro che si possano cambiare le cose al più presto. Prima o poi la Salernitana ce la farà a salire di categoria, sono convinto. L’anno scorso è andata male per alcune mancanze nel finale: quand’era il momento di spingere, i giocatori non hanno avuto anche la fortuna che serve in quei momenti per accedere ai playoff. Non credo che vadano accusati per questo”. E ora, quale ricetta? Per il centrocampista attualmente in Asia “bisogna stare vicini alla squadra e fare il tifo per un gruppo che anche quest’anno credo sia forte. La Salernitana dirà la sua. Capisco che il momento è particolare, ma la gente deve far sentire il calore che io conosco e aiutare i giocatori a fare il loro lavoro nel modo giusto. La spinta di una piazza come Salerno è fondamentale, la tifoseria è molto esigente e io spero che possa essere l’anno buono per gioire e festeggiare qualcosa di molto grande”.

Restano, per ora, i ricordi. Quel 15 ottobre del 2017 in panchina c’era Alberto Bollini, che da poco ha ottenuto una bella soddisfazione guidando temporaneamente l’U21 infarcita di elementi della sua U20 azzurra. “Mi ha dato un’opportunità importante a Salerno e rappresenta tanto per me: è una grande persona, con lui ho un rapporto che va al di là del calcio, perché è cresciuto negli anni come se fossimo padre e figlio. – racconta Minala – Quando smetterò di giocare, le cose che resteranno sono queste. Ho visto la partita dell’U21 e sono stato molto contento, Bollini sta facendo un buon percorso con le nazionali giovanili italiane, spero raggiunga tutti gli obiettivi fissati. Ogni allenatore che ho avuto a Salerno mi ha dato qualcosa e ha puntato su di me. Anche quando venivo da un periodo da fuori rosa alla Lazio sono stato gettato nella mischia, tutti mi hanno dato la possibilità di rimettermi in carreggiata e giocare per dimostrare il mio valore. C’è stato anche tanto del mio lavoro dentro e fuori dal campo, con gli atteggiamenti giusti”.

Joseph Minala esulta con l’ex compagno Jallow a Palermo.
Foto Tanopress

Meglio di Lazzaro al 94′ oppure no? Per settimane i tifosi granata si chiesero se l’impresa al Partenio fosse più godereccia rispetto a quanto accaduto nel 2002 al San Paolo con la zampata dell’argentino. Due epoche diverse, il paragone non esiste. La storia può sempre essere riscritta. Quella di Minala a Salerno è finita con l’ingloriosa espulsione di Venezia all’ultimo atto dei playout nel 2019. Se la Salernitana fosse retrocessa, mi sarei sentito molto male.commenta il calciatore – Ho perso mio padre quando giocavo alla Salernitana, è una piazza che mi ha lasciato tanto. Grazie a Dio e ai miei compagni, anche con un uomo in meno al Penzo riuscimmo a mantenere la categoria, un fatto che può sembrare banale ma che è stato importante. Non mi ha fatto piacere finire così, avrei preferito un altro modo. Forse il destino in futuro mi riserverà nuovamente la possibilità di trasformare quel cartellino rosso in applausi. Quando scendi in campo può andare bene o male, la gente può dare voti e opinioni. Ma io so di aver sempre giocato dando tutto quello che potevo”.

La sua sfida oggi si chiama Qingdao Huangai, almeno fino al 31 dicembre. “Avevo bisogno di giocare, qui in Cina sta andando abbastanza bene; abbiamo finito la prima fase, ora iniziamo la seconda e speriamo di raggiungere l’obiettivo della salvezza. Per la mia squadra è prima volta nella sua storia che milita in massima divisione. Per me è una sfida, spero che quando tornerò in Italia ci saranno opportunità per me, vedremo cosa succederà. – la chiosa di Minala – Sono in scadenza con la Lazio a giugno, non sono uno che pensa troppo al futuro, perchè a volte farlo ti fa vivere male; bisogna vivere il presente, il domani non sai cosa riserva. Tutti abbiamo ambizioni ma prima viene l’impegno del presente per avere opportunità domani”.

 

 

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