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Il rammarico di mister Galderisi: “Salernitana pane della mia famiglia, dovevo portarla in A”

Una sola partita alla guida della sua nuova squadra, la Vis Pesaro nel girone B di Serie C, per Giuseppe Galderisi prima dello stop definitivo del campionato di Serie C. Il tecnico è scettico su una ripresa, per quanto riguarda la terza serie, e non sottovaluta le difficoltà del riprendere a giocare: “In Serie A c’è meno confusione, ma ripartire sarà difficilissimo in Serie B, figuriamoci in C. Noi alla Vis Pesaro stiamo pensando già alla prossima stagione. Servono però certezze anche per la nuova stagione, qui c’è un progetto importante, il presidente vuole arrivare nel calcio che conta. Questa situazione però ci rallenta, in generale credo ci sarà una ristrutturazione. Ora la prevenzione è importante, ma dobbiamo abituarci a convivere col virus, si dovrà ripartire con attenzione e calma. Alla ripresa ovviamente non sarà calcio vero, dopo essere stati fermi tanto tempo la condizione fisica sarà precaria e ci vorrà grande forza mentale. Gli equilibri cambieranno e sarà un tour de force, ci vorrà grande unità di intenti e unione“. Nella nostra diretta Instagram Nanu ripercorre i suoi anni calcistici, cominciando dalla carriera da giocatore, nella quale è mancata la tappa Salerno: “La Juventus è stata una palestra fondamentale, sia umana che calcistica. Ho avuto grandi soddisfazioni, forse potevo fare qualche scelta diversa. L’impegno è sempre stato massimo, ero giovane però, volevo essere protagonista e non avevo pazienza. Potevo restare al Milan, dove c’erano Baresi, Maldini, Gullitt e Van Basten e dove avevo vinto, ma ho preferito andare a Padova ad esempio. Purtroppo non c’è mai stata la possibilità di vestire la maglia della Salernitana, avrei fatto benissimo e la gente mi avrebbe amato. Non avrei accusato il fatto di essere del posto. Ovunque sono stato ho fatto bene e tutte le maglie che ho indossato mi hanno lasciato qualcosa”.

L’ex allenatore della Salernitana torna poi proprio sulla sfortunata esperienza in granata, durata appena due messi, ovvero tre partite: “L’esonero a Salerno, da salernitano, è stato il dolore sportivo più grande della mia carriera. La Salernitana era pane di tutti i giorni per mio padre e per mio cognato. Io a dodici anni andavo al Vestuti, sperando un giorno di giocarci. È stata una parentesi troppo breve, al momento provai grande rabbia e delusione. Poi ho capito che sono stati commessi degli errori. La squadra era fortissima, avevo promesso al presidente di vincere il campionato. Non so il perché della scelta e non ce l’ho con la società. Fu però un qualcosa su cui appoggiarmi per il futuro, sicuramente ho avuto delle responsabilità e potevo essere più bravo a gestire delle situazioni negative”. Le ambizioni del trainer erano quelle di fare bene, per vincere il campionato e agguantare la promozione in Prima Divisione: “Volevo costruire un gruppo solido e unito perché doveva essere la base per vincere e volevo portare bel calcio per far divertire il pubblico, ma probabilmente mi servivano prima i risultati col giusto equilibrio. Ovviamente c’erano grandi valori tecnici, c’era gente come Rinaldi, Mounard, Gustavo, Ginestra, Guazzo, ai quali sono rimasto molto legato. Gustavo aveva grandi qualità tecniche, faceva la differenza e avrebbe potuto fare molto di più in carriera, con qualcuno che gli desse più fiducia. Il fatto di essere salernitano sicuramente mi ha condizionato, non per l’emozione, ma perché ero attento a tutto quello che c’era attorno. La sconfitta di Chieti fu il campanello d’allarme. Era una partita difficile, le squadre sapevano che eravamo i più forti. Siamo andati per vincere, ma alcune cose ci sono andate male, ci è mancata la scintilla. A fine primo tempo eravamo sotto 2-1, poi prendemmo due gol in contropiede, dopo aver spinto tanto. La dirigenza iniziò a pensare che l’obiettivo potesse venir meno, anche se io a fine partita provai a calmare gli animi. Rimasi un’altra partita, ma finì male”.

Galderisi infine dice la sua sulla Salernitana attuale nella quale ripone grande fiducia: “La Salernitana l’ho vista con il Catanzaro ad inizio stagione e penso che abbia tutto per fare bene. Ventura è un lusso per questa categoria, ha conoscenza e cattiveria calcistica, sa dare identità alla squadra e gestire anche i momenti difficili in un campionato lungo. Salerno è il posto perfetto per rilanciarsi e centrare la Serie A. La multiproprietà non sarà un problema, si troverà un modo. Lotito gioca sempre per vincere. Cerci è un grande giocatore e può ancora dare tanto, deve ritrovare condizione e testa, alla lunga potrà fare la differenza. Il mister che lo conosce bene potrà aiutarlo tantissimo”.

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