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Grana vigili urbani, Salernitana porta Comune in tribunale. Caramanno: “Norme chiare, non c’era bisogno”

Tra via Roma e… Roma i rapporti si deteriorano. A pochi mesi dalla scadenza della convenzione d’uso dello stadio Arechi e del campo Volpe, giugno 2020, la Salernitana fa causa al Comune di Salerno: non c’entra l’accordo di utilizzo degli impianti, ma la grana relativa al pagamento degli straordinari degli agenti di Polizia Municipale durante le gare casalinghe della compagine granata (clicca qui per leggere). I vigili urbani lamentano degli arretrati risalenti finanche allo scorso campionato e l’amministrazione ha dato mandato alla Soget di riscuotere i crediti vantati. Per tutta risposta, la Salernitana è andata in tribunale, promuovendo una causa iscritta a ruolo dieci giorni fa. L’udienza non è ancora stata fissata.

Il nodo della contesa risiede nel fato che il Comune di Salerno considera spese extra quelle relative agli straordinari della Polizia Municipale, cioè sostenute per garantire sicurezza in occasione di iniziative ed eventi della Salernitana, quindi privati. Per bocca del suo legale di fiducia, Gian Michele Gentile, la società di Lotito e Mezzaroma si dice in disaccordo, impugnando così la messa in mora. Da Palazzo di Città, infatti, la richiesta sarebbe di circa 200mila euro. È il Decreto Legge numero 50 del 2017 a normare la questione. In esso si legge che “le spese del personale di polizia locale, relative a prestazioni pagate da terzi per l’espletamento di servizi necessari allo svolgimento di attività e iniziative di carattere privato che incidono sulla sicurezza e la fluidità della circolazione nel territorio dell’ente, sono a carico del soggetto privato organizzatore o promotore dell’evento”. A giudizio della Salernitana, invece, si tratterebbe di servizi extra soltanto se richiesti, mentre è il Gos – che viene convocato dal Questore – a prescrivere la presenza di un tot numero di uomini e pattuglie per l’ausilio a ordine pubblico e circolazione. Insomma, se la Salernitana non richiede vigili, pretende di “pagare solo per quello che accade dentro lo stadio e non anche per quanto avviene all’incrocio immediatamente fuori”. Appare chiaro come siano labili i confini, in questa situazione.

Secondo Angelo Caramanno, assessore allo sport, “su questa vicenda si stanno facendo troppe chiacchiere. Ci sono atti e norme che parlano chiaramente e si sta creando una disarmonia che non fa bene a nessuno. Nel corso di un rapporto lungo e importante ci possono essere degli argini che talvolta cedono. Dobbiamo riportare tutto nel giusto alveo e farlo nelle giuste sedi”. E ancora: “Come Comune dobbiamo badare a essere istituzionalmente idonei a supportare una società importante e la Salernitana invece deve pensare a vincere le partite. Quando il club ha avuto necessità di colloquiare con l’amministrazione, ha trovato non le porte ma i balconi aperti. Queste cose, piuttosto che arrivare all’osso, dovrebbero essere discusse prima con attenzione e dovizia di particolari, senza urlare a destra e a manca su ambo i fronti. Non c’era bisogno di arrivare in tribunale. L’avvocato Gentile è un principe del foro, sa bene che c’erano dei passaggi precedenti e preliminari che potevano probabilmente essere più utili a limare questa divergenza che oggi diventa contenzioso. Laddove interpellati per tempo, come amministrazione ci siamo sempre stati. Basti pensare a quanto accaduto a giugno, quando abbiamo deciso di scendere in campo al Tar al fianco della Salernitana per la questione playout”.

La burrasca legale arriva a pochi mesi da un appuntamento importante, quello del rinnovo della convenzione per lo stadio. Rapporti interrotti? Assolutamente no, tra persone serie, quando si parla in maniera schietta c’è sempre dialogo. L’importante è che ognuno faccia il suo. Ho sempre avuto un rapporto diretto e immediato con la Salernitana anche quando le cose non piacevano. L’importante è dire le cose in faccia. Anche nelle migliori famiglie ci sono cose che non tutti condividono. – continua l’assessore allo sport – La vicenda che ha portato a uscire dai binari non riguarda convenzione ma norma di ordine pubblico che afferisce ad altra circostanza. Convenzione? Stiamo cominciando a lavorare alla prospettiva futura, non credo ci siano problemi. Ben vengano alcune esternazioni, talvolta non condivisibili, perché anche su questo ci si regola nell’elaborare un canovaccio futuro di rapporti: se oggi sono stati dei problemi, domani conoscendoli puoi mettere nero su bianco ed evitarli”.

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