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Grassadonia retrocede: “Non fuggo da responsabilità”. Ma punta il dito contro alcuni giocatori

Per Gianluca Grassadonia è arrivata la retrocessione aritmetica in C con un turno d’anticipo. E il prossimo, per il suo Pescara, sarà l’ultimo in cadetteria. L’allenatore affronterà la squadra della sua città, di cui ha anche vestito la maglia e ne è stato allenatore, che di contro si gioca la promozione in Serie A.

“Potevamo fare di più, certamente la delusione è tantissima e si chiude una pagina. Rimane una grande tristezza. Non ho altre parole. Nella mia vita non ho fatto mai passi indietro, non sono mai scappato dalle responsabilità, sono sempre stato presente nel bene e nel male, è giusto che io sia qui a prendermi le mie colpe. – ha detto l’allenatore del team abruzzese ieri dopo il ko di Cremona che ha sentenziato l’impossibilità di agguantare la salvezza (foto in alto dalla pagina FB del Pescara) – Il futuro? La proprietà non ho mai parlato, qualora ci fosse la volontà del club di continuare con me certamente da parte mia c’è forte convinzione di riportare il Pescara dove merita di stare e ci sarebbe la voglia e l’entusiasmo di ripartire per vincere. Ho una faccia e quella rimane, non cambio idea. Molte cose di quest’anno mi sono rimaste dentro, resto convinto che potevamo centrare questa salvezza, ma si è fatto poco. Il Pescara dovrà ripartire dagli uomini che vengono molto prima dei calciatori”. Insomma, Grassadonia non ha lesinato stoccate: “Quando c’è una retrocessione così amara bisogna assolutamente voltare pagina e fare un repulisti importante. Bisogna cambiare registro ma è una mia convinzione, se la società dovesse propormi la permanenze dirò questo. Il problema principale sono stati gli infortuni, troppe volte siamo stati soggetti a rincorrere i giocatori, a volte anche a pregarli per far sì di averli a disposizione. Qui c’è il mio rammarico più grande: ci sono dei giovani che non sono stati professionali fino in fondo, hanno anteposto i loro problemi personali a quelli del Pescara e ci sono dei calciatori – i grandi – che sanno anche loro che avrebbero dovuto dare di più. I giovani sono stati troppo giovani e poco attenti alla dinamica del nostro campionato. Hanno graffiato poco in stagione, anche durante gli allenamenti. In questo calcio di oggi ci sono troppi interessi: bisogna essere uomini e assumersi le responsabilità fino in fondo, c’è stato poco amor proprio in alcuni elementi. Questa è la cosa che mi ha fatto avvelenare di più”.

Il mister del delfino prosegue: “Ho avuto difficoltà su difficoltà nel fare la formazione, potevamo trovare strade alternative ma per mancanza di caratteristiche abbiamo dovuto rincorrere a livello mentale. Forse aver caricato troppo le squadre in partite decisive ha portato risultati negativi. Mentalmente andava deresponsabilizzata. Il Covid ci ha dato la mazzata finale. Ma troppe volte sappiamo che non abbiamo dato tutto quello che avevamo, non bisognava piangersi addosso, bensì sputare sangue anche durante la settimana per mettermi in difficoltà. La partita chiave è stata quella con il Pordenone che avrebbe dovuto darci lo slancio. Anche a Cremona abbiamo avuto palle gol clamorose per riaprire la partita: abbiamo pagato la poca convinzione sotto porta, la poca cattiveria che ci ha fatto perdere punti. Anche con l’Entella abbiamo perso punti, con 4 punti in più avremmo potuto fare qualcosa di diverso”.

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