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La ricetta di Calaiò: “Questione di testa, niente più bonus. Sapevo avremmo giocato i playout: ora facciamo gli uomini”

Menichini la definisce “partita trappola”, i 180′ contro il Venezia varranno una stagione. Concentrazione ed esperienza saranno fondamentali nell’affrontare i playout in casa granata. Emanuele Calaiò ne ha da vendere e prova a riassumere l’anno – almeno la seconda parte, da quando è arrivato – e condizioni con cui la squadra affronterà gli spareggi. “Sicuramente i programmi e i progetti erano diversi all’inizio dell’anno, è normale che ci sia delusione da parte dell’ambiente e noi per primi ci prendiamo la responsabilità di tutto. Ciò detto, bisogna cancellare quello che è stato, abbiamo vissuto un’annata particolare – le parole dell’Arciere – Ricordo che quando ero al Catania penso di aver avuto una squadra più forte di quelle dove ho giocato e dove ho vinto campionati, eppure stavamo quasi retrocedendo: le annate strane ci sono, abbiamo cambiato due allenatori, c’è stata la diserzione e abbiamo giocato delle partite in uno stato mentale non bello ma dobbiamo adesso resettare tutto. Come portavoce della squadra dico che sappiamo che in questa stagione disastrosa abbiamo l’opportunità di risollevarci e fare qualcosa di straordinario per riabbracciare la tifoseria e far passare un bel centenario alla gente. Saranno due partite in cui contano poco moduli, tattiche”. Ricette speciali non ce ne sono. È tutta questione di testa, si salva chi sta bene mentalmente e lotta col cuore, con orgoglio – aggiunge l’attaccante – Finire un campionato e giocare dopo 25 giorni, dopo tutto quello che è successo, è difficile. Non abbiamo mai smesso di allenarci e penso che dobbiamo compiere la missione soprattutto per noi perché solo io so come abbiamo sofferto, tutti vogliamo finire la stagione nel modo migliore e togliere da mezzo l’anno disastroso che abbiamo passato. abbiamo bisogno di tutti, Non so come andrà a finire ma all’inizio della partita vorrei il sostegno di tutti”.

Un mese fa l’ultima in casa col Cosenza, la Salernitana deve necessariamente mostrarsi diversa. “Gambe e fisico sono guidati dalla testa, all’epoca venivamo da un sacco di sconfitte ed è normale che quando non riesci a sbloccare la partita ti viene l’ansia, è stato quello il nostro problema delle ultime partite in cui non siamo stati forti mentalmente, alle minime difficoltà ci squagliavamo – dice ancora Calaiò – Sarà fondamentale non prendere gol, cosa accaduta spesso nelle ultime gare: non ci sono altre dieci partite dopo, serve una partita maschia e tosta per avere la possibilità di andare a Venezia con due risultati su tre a disposizione. Questa settimana ci siamo allenati bene, con un obiettivo ben in vista. Per noi la salvezza, purtroppo per come è andata quest’anno, è la Champions League. Salerno l’anno prossimo merita di vedere delle partite per sperare di fare un campionato da protagonista. Ognuno di noi deve dare tutto quello che ha dentro e cacciare gli attributi. Qualche giocatore ha detto che sarebbe bellissimo giocare sempre contro la Salernitana, come per dire che siamo la squadra materasso. Sentendo queste parole, a ognuno di noi dovrebbe scattare qualcosa che faccia andare in campo con gli occhi pieni di rabbia. La gente che ama la maglia granata non mancherà”.

Quasi 25 giorni di dubbi, incertezze, playout sì, playout no, tra tribunali e ricorsi. Abbiamo fatto un comunicato qualche giorno fa in cui esprimevamo solidarietà al Venezia, la situazione è stata la stessa nei nostri due spogliatoi. È inevitabile che quando finisci un campionato, non sapendo date e obiettivi, ti viene istintivo staccare un po’ la spina. Ma l’anno scorso è successo quello che è successo, sono stato squalificato e so come vanno queste faccende legate ai tribunali, per cui ho detto ai ragazzi da subito di riattaccare la spina. Ero convinto che avremmo dovuto giocare, così come è stato dato l’avvio ai playoff. A me è stato dato uno sconto, pensavo che col Palermo avrebbero fatto lo stesso e così è stato”, commenta Calaiò che poi confessa pure “un pizzico di paura inevitabile, ma ce l’ha pure il Venezia. Ce l’avevamo prima e l’abbiamo adesso, è umano. Si può retrocedere. La responsabilità è per la maggior parte nostra che andiamo in campo. Adesso è reale il rischio di retrocedere, se prima avevi bonus, ora non ne hai più. Bisogna dimostrare quel che valiamo. Mercoledì serve gente con la testa lucida, a cui non scotti la palla tra i piedi”.

Che pubblico troverà la Salernitana domani sera? Calaiò spera sia vicino alla squadra e spiega caratterialmente come lo spogliatoio ha vissuto il rush finale in picchiata. Dopo gli ultimi risultati è normale che l’ambiente abbia poca fiducia, è stato così anche nella nostra testa. Possiamo solo promettere massimo impegno, non abbiamo fatto grandi partite: può essere che all’improvviso siamo diventati scarsi, ma non può mancare l’atteggiamento giusto e il sudarsi la maglia. Il tifoso vuol vedere quello, nell’ultimo periodo non c’è stato – afferma l’ex Parma – In una squadra ci sono 25 giocatori e altrettanti cervelli diversi. E’ normale che qualcuno, quando le cose andavano male, abbia avuto più paura: io che ho vent’anni di carriera, non ho paura di nulla, ho fatto una marea di queste partite, ma c’è chi ha un carattere più debole a cui è mancata la lucidità e capire i momenti della partita. L’esperienza si vede anche nella capacità di leggere le partite. Emotivamente, giocarsi una promozione o una salvezza, non cambia nulla: è chiaro che se ti giochi la serie A e perdi, magari ci rimani male ma resti in B. La prepari allo stesso modo ma c’è più tensione. Sono partite da uomini, serve anche spavalderia“.

Il rammarico per quel punticino in più che sarebbe bastato è ancora grande: “Non siamo stati capaci di farlo, significa che non abbiamo capito i momenti delle partite, non abbiamo capito che in B i pareggi sono fondamentali e non esistono solo vittorie e sconfitte. Se vuoi sempre vincere e hai la foga di andare avanti, non va bene. Spero che il gruppo abbia recepito l’importanza delle partite, tutti sono grandi e vaccinati e capiscono il momento: se così non fosse, saremmo veramente degli stupidi”. Nel Venezia ci saranno tanti assenti, su tutti lo squalificato Domizzi. “Lo conosco bene – dice Calaiò – abbiamo vinto un campionato insieme a Napoli. Il Venezia è squadra fisica, ostica. In questi ultimi anni ci ho fatto un sacco di battaglie. Hanno altri difensori validi e tosti, l’unica differenza è forse in fase di palleggio perché lui è un giocatore molto tecnico”.

Infine, un commento sull’aggressione a Micai: “Cose che non dovrebbero capitare, un conto è l’insulto ma quando si arriva alle mani è brutto, lo schiaffo a Micai è come se l’avessi preso io, siamo un gruppo sano e unito. Abbiamo chiesto ad Ale cosa sia successo, quello che più o meno sapete tutti. Lui ha esperienza, ha giocato in piazze particolari e sa benissimo che in queste situazioni uno se lo può anche aspettare anche se non pensavamo che si arrivasse alle mani perché la partita con la Primavera era fatta per aprire le porte a tifosi e ai bambini, tanto che abbiamo lanciato pure qualche pantaloncino. Non era il momento adatto per fare un atto del genere. Io capitano? E’ sempre stato Schiavi, quando non ha giocato lui è stato Pucino ma io dico queste parole a prescindere, nelle ultime settimane sono sempre venuto a parlare io perché ci metto la faccia sempre, l’ho fatto anche in altre squadre. Ho 37 anni e preferisco prendermi qualche patata bollente io piuttosto che altri. Mercoledì tutti devono essere capitani in campo”.

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