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Mezzaroma rompe il silenzio: “La A e Ribéry merito nostro. Resto il primo tifoso”

L’ultima apparizione di Marco Mezzaroma come co patron della Salernitana è datata 14 maggio, giorno della festa celebrativa per la promozione in Serie A allo stadio Arechi. Le ultime parole qualche giorno dopo, alla presenza del sindaco a Palazzo Città. Poi il silenzio. La tentazione di rimanere, con una quota di minoranza societaria, le trattative per la vendita e infine la scelta, in concerto col cognato Claudio Lotito, di ricorrere al trust. “Ho visto la presentazione della rosa, Ribéry, le prime partite. Credo che tutto ciò sia merito soprattutto nostro. Se un campione del genere è venuto all’Arechi, vuol dire che abbiamo lasciato un club in grado di fare quel tipo di investimento”, le parole dopo il lungo silenzio dell’imprenditore capitolino ai taccuini de Il Mattino. Mezzaroma poi ripercorre dieci anni di operato, con Lotito e Fabiani, tra scelte giuste e sbagliate, contestazioni e momenti di tensione: “Siamo stati costretti a operare in binari rigidi fissati dall’esterno. Vedo che in atto ora c’e un’operazione di generale rimozione storica nei confronti dei due usurpatori romani. L’80% delle persone che erano solite chiamarmi è sparito, ma fa parte del gioco, non mi stupisce. Va bene così. Sono comunque orgoglioso di poter dire che se non ci fossimo stati noi, non sarebbe stato possibile vivere questa attualità di livello calcistico così alto. Però la gratitudine è sempre il sentimento del giorno prima. Mi aspettavo di essere tradito da qualcuno. Questi mesi li ho, tutto sommato, vissuti bene. Le cose importanti della vita sono altre. Sono sereno e contento di aver dimostrato a tantissime persone che si sbagliavano: se la Salernitana oggi è in A, ha preso Ribéry, è una società sana e pare piuttosto ambita, stavolta per la maggior parte mi arrogo il merito con Lotito. Sul campo c’è poi stato il lavoro di tutti ovviamente, a partire da Fabiani. Spero gli venga riconosciuto ciò che in tanti anni la maggior parte dei salernitani non ha fatto. Ha dimostrato competenza e vicinanza alla squadra. Era considerato il terzo ‘usurpatore’ in una realtà in cui alcune volte sembra che tutto sia dovuto. Tanta gente dovrebbe scusarsi con noi e con lui. Alcune cose potevamo farle senza dubbio meglio. I risultati partano chiaro e sono quelli che contano. Ricordo ancora il refrain del ‘non vogliono andare in A’… A volte ho pensato ‘chi me l’ha fatto fare’. Ma capita a tutti e si è trattato di momenti fugaci. L’obiettivo è stato raggiunto, abbiamo mantenuto le promesse. Purtroppo c’è fatica a riconoscerlo. Nella vita contano i fatti, le chiacchiere stanno a zero”.

L’ex comproprietario poi si sofferma anche sulla Salernitana attuale, ormai più in veste di tifoso: “Ho visto le prime due partite. La Serie A è difficile, si sapeva. Spero che le scorso anno abbia insegnato che l’atteggiamento distruttivo non aluta. Siamo riusciti a salire in A senza pubblico, questo deve far riflettere. Tutto iniziò con il lancio di palloni in campo e le invettive contro Castori. Spero che la piazza possa seguire quello che ho sempre predicato: equilibrio e massima vicinanza alla squadra. Il torneo è appena iniziato, l’ambiente sia costruttivo. Abbiamo, anzi hanno giocato contro squadre che sono in A da una vita. Ero e resto il primo tifoso dei granata, a cui auguro ogni bene”. Inevitabile una parentesi sulla vendita societaria, affontata inizialmente in prima persona, poi affidata ai trustee: “Non ho possibilita di avere alcuna interlocuzione. So quel che leggo dai giornali. Sono certo che i trustee opereranno al meglio, evitando manovre speculative al ribasso. Di avvoltoi ce ne sono tanti. Mi aspetto di incassare il  vero valore della Salernitana. Abbiamo lasciato una società in utile, patrimonialmente solida e con grosse prospettive di crescita. Sarei sorpreso se questo valore non venisse riconosciuto dal mercato. Vendere prima? Il mondo è pieno di quaquaraquà. Nel calcio ce ne sono tantissimi. Sono state fatte solo chiacchiere da parte di chi voleva farsi pubblicità”. Mezzaroma non rinnega il legame con la città e spera, in futuro, di poter investire di nuovo nel calcio: “Mi considero un salernitano adottivo. La città è bellissima, con la sua la gente che mi rimarrà nel cuore. È stata una parentesi lavorativa molto bella, la mia frequentazione non cesserà. Investire di nuovo? Non lo escludo in futuro, mai dire mai. Ora dico che mi pare eccessivo – alla luce della nuova normativa – che mi sia precluso ogni nuovo investimento nel calcio, soprattutto in un momento in cui mi sembra non ci siano tanti operatori solidi”.

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