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Moviolone Salernitana-Vicenza: l’episodio del rigore su Tutino ai raggi X

Due episodi dubbi in novanta minuti equilibrati tra Salernitana e Vicenza. L’arbitro Giacomo Camplone ha dovuto affrontare due scelte importanti nel corso della gara, in entrambe un rigore in ballo. Al di là di questi due episodi è stata una gestione abbastanza lineare quella del fischietto perugino, che non ha utilizzato il pugno duro e quindi ha mostrato cartellini, nonostante la partita maschia. Sono state solo due le ammonizioni, una per parte ed entrambe giuste. La prima al 13′ ai danni di Rigoni, per una scivolata con cui arriva sulla palla, travolgendo però Di Tacchio con eccessiva irruenza. La seconda arriva al 33′ ed è per Djuric, reo di aver allargato troppo il braccio nel contrasto aereo con Padella, che accusa il colpo al volto e infatti poi sarà anche costretto alla sostituzione.

L’episodio del rigore fischiato al 29′ a favore della Salernitana lascia più di una discussione aperta. Chiariamoci: l’intervento di Valentini c’è, la decisione sembra ai punti corretta in seguito ad una scivolata certamente avventato e incauta in area di rigore; ma l’intervento sembra volto a chiudere in tackle la traiettoria di un ipotetico cross, piuttosto che diretto a intervenire su palla (o gambe) dell’attaccante. A norma di regolamento, il contatto c’è e fischiare il penalty non è uno scandalo. Ma, per onestà intellettuale, va anche notato come il tutto sia frutto soprattutto della scaltrezza di Tutino. L’impressione è che il difensore cerchi di ritirare indietro le gambe, con la scivolata che assume un effetto ancor più rapido per via del campo viscido. Cosicché l’anca destra di Valentini finisce sulla caviglia sinistra di un Tutino che pare allargare un po’ l’arto. Il pallone, tuttavia, non era totalmente scomparso dalla disponibilità dell’ex partenopeo, sebbene fosse diretto a fondo campo. Anche lo stesso Camplone ha avuto qualche dubbio sul momento e si è preso un attimo per valutare la situazione, poi dopo uno sguardo all’assistente Scatragli ha optato per la massima punizione. C’è anche da aggiungere che a velocità normale e soprattutto in presa diretta è estremamente difficile notare il movimento della gamba della punta granata, soprattutto dalla prospettiva sia dell’arbitro che del suo collaboratore. Veementi, comunque, le proteste dei veneti.

A inizio ripresa c’è un (doppio) episodio dubbio anche in area granata, a pochissimi metri dalla zona in cui aveva subito fallo Tutino, ma stavolta non viene concesso il tiro dal dischetto: è il quarto minuto quando Capezzi si defila dopo il disimpegno di Di Tacchio e Mantovani, sorpreso, viene quasi anticipato da Meggiorini che finisce a terra, ma il contrasto sembra essere sul pallone. La sfera rimane lì ed arriva Gori: va giù pure lui, lamentando un incrocio di gambe con Durmisi, il quale poi lo invita a rialzarsi a muso duro. Il direttore di gara non era particolarmente vicino, ma in questo caso aveva una visuale molto chiara e lo si capisce anche dalla sua mimica: indica immediatamente il pallone dopo il primo intervento, così come fa intendere in maniera molto decisa che il contatto successivo non è passibile di penalty. In effetti il danese cercava di prendere posizione più che di intervenire e il contatto con l’attaccante è leggero, sicuramente ascrivibile nei limiti del regolamento.

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