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Cerci, salita ripida: a Pisa amarcord con Ventura, ma quei tempi sono lontani

“Certo, non è amuleto”. Per dirla alla Gian Piero Ventura, Alessio Cerci, rappresenta – probabilmente – il momento “no” della Salernitana che (soprattutto in casa) non riesce a sbloccarsi e a ritrovare la vittoria, ma neanche la forma giusta per farlo. La stessa “forma” (fisica), dell’attaccante fortemente voluto dal mister genovese in estate che ancora non c’è. In totale 54 minuti giocati nel campionato cadetto con la Salernitana fino ad ora, e 54 minuti che sono stati fatali per i granata, soprattutto in casa. A partire dalla sconfitta contro il Benevento, per poi passare ai pareggi (sempre a ridosso del triplice fischio finale) contro il Frosinone e non ultimo quello di ieri contro il Perugia. Tanto atteso, continua a farsi attendere, da quei tifosi che se all’inizio gli avevano consegnato in mano le chiavi di una stagione, adesso quasi sono a storcere il naso e a porre l’accento sulle prestazioni e le uscite non proprio felici del giocatore.

Circa 3 mesi dal suo arrivo (7 agosto l’ufficialità dopo giorni di corteggiamenti e tira e molla) e una promessa di riscatto da parte dell’attaccante di Velletri ancora non mantenuta.  L’uomo di Ventura, arrivato già dopo il consueto ritiro estivo con conseguente preparazione, quella forma fisica e quella scintilla che porta al riscatto a questo punto non pare averle ancora ritrovate. O meglio, in 54 minuti in granata, è risultato spesso essere l’uomo in meno anziché rappresentare la linea di differenza ed esperienza in campo, tale da mettere in cassaforte – spesso – i risultati sudati dai suoi compagni. Martedì tocca al Pisa. Quel Pisa che lo ha visto protagonista tra il 2007 e il 2008 in terra toscana, guidato e voluto sempre dallo stesso Ventura. Entrambi con una fresca carta di identità: 26 presenze, 10 gol e 7 assist e l’esordio in serie B che viene poi “sporcato” da due brutti infortuni.  Prima doppietta in campionato per il romano nel 3-3 contro il Modena e il 9 febbraio 2008 è ancora decisivo nel match di ritorno contro il Cesena nel quale segna due reti. Il 12 febbraio, nella gara contro il Brescia poi subisce un infortunio al ginocchio che lo costringe a uno stop di due mesi. Torna il 12 aprile successivo, ma 7 giorni dopo, in occasione della partita contro il Lecce, deve uscire in barella in seguito a una brutta caduta. Così si concluse la sua stagione con i toscani, anzitempo.  Ma la storia d’amore tra l’allenatore e il giocatore era appena iniziata. I due si ritrovano poi sempre con la maglia granata, prima a Torino dal 2012 al 2014, dove colleziona 72 presenze da 21 gol e poi – oggi – con la Salernitana.

“Sono sicuro che ritroverò il Cerci che cercate, lo sto aspettando anche io”, aveva dichiarato non più tardi di Salernitana-Frosinone, che aveva visto i granata sognare il primato in classifica. Risveglio da acqua gelata poi, quando al 93’’ i ciociari spazzano via i sogni dei tifosi, alla presenza di un Cerci affaticato. Risentimento muscolare già dopo l’ultima in casa e la sosta (almeno) è stata dalla sua parte, ma gli è costata comunque una non-convocazione a Venezia. Ieri, contro il Perugia: una manciata di minuti e non è riuscito ad imporsi da vero padrone di casa. Una vera e propria “emergenza” in attacco, che emergenza non è. Jallow – reduce da un infortunio – che ha dimostrato impegno, spesso risultando pericoloso (seppur non abbastanza) e nessuna possibilità per l’altro arrivo dell’ultimo minuto, Gondo, che ad oggi rimane un’incognita alla pari del polacco Dziczek. Chissà se il “Cerci che attende Cerci” a questo punto – mosso dalla voglia di rivalsa su quel Pisa che lo vide in ogni caso trionfare ma anche infortunarsi – possa finalmente uscire proprio nel turno infrasettimanale, dimostrando di essere comunque un “amuleto ritrovato”.

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