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#NonTiScordarDiMe. L’avvocato Siano e quel gol al Sassuolo: “Il sogno di un bambino”

Laureato in giurisprudenza, brillante avvocato in un’agenzia governativa a Modena, 32 anni. Nel curriculum pure 3 presenze e un gol in Serie B, all’esordio, con la maglia della squadra della sua città. Elio Siano ha lasciato il calcio vero da dieci anni per studiare, realizzarsi e divertirsi con gli amici tra i dilettanti. “Ma dopo il Covid nemmeno più quello, avevo trovato una squadretta qui in Emilia, ma ora non penso  che riprenderò più”, dice con estremo pragmatismo. L’ultimo gol della Salernitana al Sassuolo nel Principe degli Stadi porta la sua firma: era il 15 maggio 2010, alla terzultima del campionato di B e con granata già retrocessi, quando Ersilio Cerone lo gettò nella mischia al posto di Vincenzo Pepe sullo 0-4. Siano impiegò otto minuti per fare gol.

“Fu il gol della bandiera, una grande emozione. Forse è stata la cosa che più ha ripagato i sacrifici fatti, quello che mi rimane della mia esperienza nel calcio, il coronamento di un sogno che ogni bambino ha sempre avuto. Fu un po’ la chiusura del cerchio che noi ragazzi della Primavera sognavamo. Poi è andata come è andata – spiega Siano ai nostri microfoni – La situazione societaria era precaria con Lombardi, in quelle settimane tanti ragazzi della Primavera esordirono ma… non ci siamo goduti pienamente le cose. Era un periodo difficile, eravamo già retrocessi, per noi che muovevamo i primi passi era certamente un’emozione grande. Io però sono sempre stato un po’ distaccato, vivevo quei momenti perché c’ero dentro, ma non mi sentivo arrivato né da un punto di vista professionale, da calciatore, né umanamente. Posso dire di aver vissuto quegli anni come se fossi un semplice tifoso che aveva segnato nella sua squadra del cuore”.

Siano collezionò altri due spezzoni in cadetteria contro Brescia e Vicenza; aveva già esordito in prima squadra nel 2007/08 in C (2 presenze, una in campionato e l’altra in Coppa Italia), era un’attaccante mobile, con prospettive. Poi cosa è successo? “Nell’estate 2010, prima di progettare la squadra che avrebbe dovuto affrontare il successivo campionato di Serie C, fui convocato da Lombardi e Nicola Salerno in sede. Mi promisero che sarei stato il quarto attaccante, invece ne arrivarono in fila altri 4-5. Mi infortunai a fine agosto, rientrai a ottobre ed ebbi il tempo solo di giocare in Coppa Italia a Barletta, poi a dicembre fui ceduto in Serie D alla Casertana. Dopo un altro anno di Serie D alla Gelbison ho voluto smettere – racconta – Non avevo più stimoli, è un mondo che non mi apparteneva più e volevo finire di studiare: ho dato priorità all’università e nei due anni successivi al ritiro ho fatto la metà degli esami del quinquennio. Mi sono laureato, aver lasciato il calcio è stata la spinta più grande. Nel frattempo ho iniziato a giocare a livello dilettantistico tra Promozione e Prima Categoria, per divertimento. La persona da cui ho imparato di più? Arturo Di Napoli: sono stato per anni aggregato alla prima squadra, da lui ho appreso tanti piccoli segreti, era un professionista esemplare”. Anche da dilettante e con la testa nei libri, Siano sì è tolto le sue soddisfazioni con le maglie di Atletico Per Niente, Audax Salerno, Centro Storico, Olympic Salerno e Buccino Volcei.

Il “laureato” Siano, dopo l’addio al calcio (foto da Facebook)

Quel gol al Sassuolo non fu un punto di svolta nella mia carriera, ma solo un sogno realizzatocontinua – Credo che poi l’umiltà forse mi abbia anche un po’ fregato, è stato il rovescio della medaglia. È sempre stata una caratteristica che mi hanno riconosciuto tutti, comune anche ad altri miei ex compagni in Primavera in quell’annata. Magari un pizzico di consapevolezza in più mi avrebbe aiutato: io vivevo solo il mio sogno e non pensavo di fare il calciatore. Non era quello che volevo fare, c’era questa convinzione già dentro me. Quando cresci poi ripensi al passato e pesi tutto quello che è stato. Quando capisci che attorno a te c’è un ambiente sano di persone che hanno titolo per poter parlare ti senti responsabilizzato, appagato. Invece all’epoca eravamo un po’ in balia di quello che succedeva, non c’era un timone“. La storia è nota, del resto. La Salernitana calcio fallì un anno e qualche mese dopo quella rete ai neroverdi, dopo la sconfitta nella doppia finale playoff contro il Verona.

Siano è rimasto ovviamente tifosissimo dell’ippocampo, anche se vive e lavora a Modena da tre anni. “Anzi, con l’avvento della nuova proprietà c’è stato un risveglio. Passione, amore e orgoglio sono diversi rispetto a prima. Noto un’altra professionalità, la seguo con più piacere. Ho letto del reintegro dei due giovani della Primavera che hanno sbagliato: è simbolo di attenzione, una linea decisa della società che cerca di formare i ragazzi e dargli una seconda possibilità, un messaggio diverso rispetto al passato. Sono contentissimo, mi sento anche da tifoso vicino ai valori che esprime una società del genere. Prima c’era poca progettualità e si percepiva anche dall’esterno”. Il tifoso Siano spera nella salvezza, ma realisticamente sa che è difficile. “I numeri dicono che è quasi impossibile, però bisogna crederci. Ero a San Siro per la partita con l’Inter, peccato: vorrei dire che ci salviamo, ma probabilmente non ci riusciremo – aggiunge – Se avessimo iniziato con questa rosa da agosto, saremmo stati oggi sicuramente più tranquilli. Credo che Iervolino abbia idee, prospettive e obiettivi importanti. Ha tutto l’interesse a restare in A, anche perché vincere la B sarà difficilissimo e lo stiamo vedendo col Parma che ha grosse difficoltà. Speriamo bene”.

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