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Pirozzi ricorda un giovane Di Tacchio: “Era permaloso, ma i miei rimproveri sono serviti”

Sergio Pirozzi, oltre che sindaco di Amatrice, è stato allenatore della Primavera dell’Ascoli quando Francesco Di Tacchio stava crescendo tra i baby bianconeri, nel 2006. Nei due anni in cui l’ha allenato gli aveva anche affibbiato il soprannome di Sparpacellone: “Perché era una cosa grossa – spiega in un intervista rilasciata a Il MattinoAveva grandi qualità, ma era un po’ permaloso e tendeva a ingrassare. Gli stavo addosso perché sapevo che avrebbe potuto emergere. Lui l’ha capito dopo un po’, ma ne è valsa la pena“.

Il tecnico che ora guida il Trastevere in Serie D ricorda anche un aneddoto sui primi passi del capitano granata con lui: “Giocava vertice basso, come adesso, e nelle esercitazioni cercavo di insistere sul passaggio al centravanti sul piede forte. Lui sbagliava, sbagliava e… se la prendeva. «Mister, significa che non sono buono», rispose ai miei rimproveri. Mi arrabbiai e nel pomeriggio lo schierai terzino sinistro: lui mi guardava interdetto, io gli incitavo, urlandogli «Sei come Roberto Carlos». E se calciava fuori, gli facevo i complimenti. A fine allenamento, lo presi in disparte e dissi: «Se vuoi un mister che ti dice sempre bravo, ci vuole poco a prenderti in giro come ho fatto». Lo mandai qualche giorno a casa per riflettere e fare in modo che tornasse con la testa giusta. Tornò trasformato. Alla prima partita fu titolare e fece gol. Mi venne ad abbracciare in panchina“.

Le motivazioni non mancano ora, dopo un periodo in cui ha avuto meno spazio per l’esplosione di Dziczek, ma anche dopo l’exploit con la Cremonese, dovrà però stare attento a gestire le forze dati gli impegni ravvicinati che gli mancano proprio dai tempi della Primavera, con cui disputò il Torneo di Viareggio arrivando a sfidare anche l’Inter di Balotelli: “Andammo al Torneo di Viareggio, da classe ’90 lui impressionò tutti in partite in cui giocavano anche gli ’87 da fuori quota. Fece una partita straordinaria col Siena; era carichissimo, ma fece male alla seconda contro lo Shaktar Donetsk. Per uno come lui, dalla struttura fisica possente, non era e non è semplice rendere al massimo a distanza di pochi giorni. Passò dall’euforia alla depressione. Si aspettava di non giocare contro la Roma, alla partita decisiva. Invece lo schierai e gli dissi che il calcio dà sempre un’opportunità. Disputò una partita straordinaria“.

 

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