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Quarant’anni fa il sisma dopo Salernitana-Turris. Leonardi: “Vedemmo cose indescrivibili”

“Eravamo partiti molto bene, giocavamo in scioltezza, ma poi arrivò il terremoto che fu una vera tragedia. Lo ricordo con molta tristezza perché vedemmo cose indescrivibili”. Nell’anniversario numero 40 del sisma che il 23 novembre 1980 sconvolse l’Irpinia, toccando nettamente anche Salerno, torna a parlare Lamberto Leonardi, che della Salernitana quel giorno era l’allenatore: i granata avevano appena pareggiato 1-1 in extremis con la Turris, i tifosi erano rincasati da poco e i calciatori stavano tornando nelle rispettive città, come da tradizione, quando la terra tremò. Erano le 19:34.

“Avevamo pareggiato grazie al gol di Zaccaro, era il nostro centravanti, una vera bestia in area di rigore (foto al lato). Di quella squadra ricordo anche Leccese, un gran bravo ragazzo sotto tutti gli aspetti. Dopo la partita con la Turris, da Salerno stavo andando a Napoli per prendere il treno e tornare a Roma. – racconta Leonardi – Ero davanti alla stazione sulla mia 500. Mi sentii tamponare, ma non c’era nessun’altra automobile. Allora scesi dalla macchina e vidi quel trambusto, i palazzi che tremavano. Sono ricordi che restano indelebili. Il campionato fu interrotto, il vecchio Vestuti fu centro di accoglienza per gli sfollati”. Centinaia di famiglie furono ospitate sul prato dello stadio cittadino per settimane, mentre per mesi ed anni migliaia di persone trovò sistemazioni di fortuna, non potendo restare nelle case distrutte o pericolanti. “A causa del terremoto, un po’ come questo campionato qui con la pandemia, fu un campionato falsato. Ricordo ancora la paura: alcune volte ero io stesso a dare ai ragazzi i premi partita, ci vedemmo in sede qualche giorno dopo la scossa e ce ne fu un’altra, il tavolino si mosse e poi ritornò indietro. I calciatori avevano timore di tornare a Salerno, non era facile. Riuscimmo a salvarci con tanti sacrifici alla fine”, aggiunge Leonardi, oggi 81enne.

Una carriera da calciatore ad alti livelli con Roma, Varese, Juventus e Atalanta, tra le altre. Poi, iniziò la sua avventura in panchina. “Sono diventato allenatore per scommessa. Avevo praticamente finito di giocare, dopo aver vinto il campionato nl Benevento con Lojacono allenatore. Avevamo giocato insieme, andai a dargli una mano. Lui poi andò a Livorno, a Benevento arrivò Santin che volle ringiovanire la squadra e mi diede il benservito. – le parole di Leonardi che ripercorre i suoi inizi in panchina – All’epoca il calciomercato si teneva in Toscana, ci andai e lì incontrai Lojacono che mi propose di fare l’allenatore: io sulle prime dissi di no, non avevo alcun patentino. Lui mi rassicurò, dicendomi che avrei potuto tesserarmi come calciatore e andare in panchina comunque, guidando la squadra con un “prestanome”. Iniziai così con l’Ischia, da giocatore-allenatore. Andai lì pensando di fare una vacanza e poi tornarmene subito a casa. Invece arrivammo terzi con una squadra composta quasi interamente da ischitani. Qualche anno dopo vinsi il campionato a Pagani e… la mia carriera da tecnico decollò. Ho girato un po’ tutta la Campania e non solo”. Vero, Leonardi ha allenato anche Benevento, Nocerina, Sant’Anastasia, Giugliano e Sangiuseppese. E poi Latina, Foggia, Francavilla, Velletri, Isernia, Torres, Alghero, chiudendo la sua avventura da tecnico proprio in Sardegna nel 2009.

Alla Salernitana tornò una seconda volta. Non solo il campionato 1980/81, ma anche la seconda parte della stagione 1988/89, quando subentrò il 24 gennaio ad Antonio Pasinato. Leonardi ricorda così quei sei mesi: “Mi è dispiaciuto di più quando sono venuto la seconda volta, presi la squadra che aveva avuto un cattivo rendimento nel girone d’andata e riuscimmo a salvarci alla grande anche e soprattutto grazie ad Agostino Di Bartolomei. La salvezza fu merito suo, era un signore del calcio. Agostino fu eccezionale, ci capimmo subito. Avevamo una squadra ottima, provai a darle un po’ più di brillantezza, responsabilizzando i giocatori. A fine stagione mi esonerarono, ancora oggi non capisco cosa avrei potuto fare di più. Ci rimasi molto male. Il presidente Soglia aveva detto tante cose eccezionali, mi promise che se avessi salvato la Salernitana sarei rimasto ed il rimpianto è quello di non aver condotto la squadra alla promozione”.

La romanità oggi è di nuovo attuale in casa Salernitana. Non ha peli sulla lingua Leonardi – romano e romanista – nel commentare la gestione Lotito: “Mi sembra strano che una persona che sta a Roma prenda la Salernitana, non so per quale motivo. Nell’ottica odierna sarà solo una questione di soldi. Penso che la Salernitana debba essere dei salernitani e i romani debbano stare a Roma. Lo sto vedendo con questi americani che hanno rilevato i giallorossi, speriamo siano meglio di quelli che c’erano prima (ride, ndr). A Salerno c’è un buon giocatore, Antonucci: a Roma se ne parlava benissimo quand’era ancora più giovane, l’ho visto giocare specialmente nelle giovanili e a me piace. Bisogna vedere però se adesso riuscirà a consacrarsi anche tra i grandi, il momento è decisivo”.

 

(foto tratte dai volumi “Salernitana, la storia” di Francesco Pio e Giuseppe Fasano, e “Salernitana. Storia di gol, sorrisi e affanni” di Giovanni Vitale)

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