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Quella punta che avrebbe dato slancio: l’affare sfuma (ancora) sul gong

Si è chiuso il calciomercato che a Salerno, ormai da tempo, non è più fiera dei sogni ma occasione di fare i conti con la realtà. Crudelmente ciclica, ossessivamente ripetitiva.
La Gumina e Pettinari come i vari Crimi, Ceravolo, Dezi e chi più ne ha, più ne metta. Affari che avrebbero consentito alla Salernitana di compiere, o quantomeno provare a farlo, il salto di qualità ma che invece – per gli stessi identici motivi – restano incompiuti, abortiti sul nascere o sfumati alle ultime battute di mercato, alla ricerca del saldo di fine stagione, il grande affare a prezzi rigorosamente low cost.

Il day after del calciomercato è il momento in cui la divisione tra guelfi e ghibellini in salsa salernitana segna il suo apice a suon di veleni social, frecciate mediatiche (dirette e di sponda) e via dicendo. Così, presumibilmente, sarà anche stavolta. Da un lato i delusi dall’ennesima occasione persa per dimostrare – con i fatti – di volersela giocare fino in fondo nella lotta al salto di categoria. Dall’altro gli strenui difensori dell’attuale proprietà, che ormai da sei stagioni garantisce una categoria più che dignitosa. Spettacoli tristi.

Guardando a quanto accaduto ieri a Milano è difficile, proprio stavolta, non puntare… l’indice. Non quello di liquidità della Lazio che ha negato a Castori la possibilità di avere Nino La Gumina a disposizione nella seconda metà di stagione. L’attaccante palermitano avrebbe rappresentato la ciliegina sulla torta di una sessione che ha colmato (almeno numericamente) il gap sulla fascia mancina e di qualità in mezzo al campo con il ritorno di Kiyine. Ma se ti affacci alle ultime battute di mercato con l’ambizione di rinforzare il reparto offensivo e ti ritrovi numericamente con un elemento in meno non puoi ritenerti soddisfatto, al netto delle prevedibili frasi di circostanza.

Neppure sorprende che Lotito abbia cercato di mettere a segno la più onerosa operazione sull’asse Roma-Salerno proprio pochi giorni dopo la polemica sollevata in Lega da una fronda di presidenti evidentemente poco vicina alle posizioni del vulcanico imprenditore capitolino. Un atteggiamento che ormai neanche fa più specie a queste latitudini. Rosa alla mano, a Castori manca un attaccante, un’alternativa a Djuric e Tutino. C’è solo Gondo. “Riporteremo Anderson nel suo ruolo naturale di attaccante”, la soluzione  di Castori a precisa domanda.

Da ieri la parola è (ri)passata al campo. La Salernitana torna dal Granillo con un punticino ed il grosso rimpianto del penalty fallito da Milan Djuric. Un primo tempo scialbo, abulico, senza sussulti al cospetto di un’avversaria assetata di punti ma con grossi limiti tecnici. Ripresa con più emozioni ed un pizzico di coraggio in più della banda Castori, ma non basta. Due punti persi, più che uno guadagnato. E l’ennesima grande occasione sprecata. Allo Sheraton prima che al Granillo.

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