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Questione società, l’attesa continua per “cucire” la soluzione adatta al caso

C’è ancora da aspettare. Un’attesa che divora e logora gli scettici, che non preoccupa chi è fiducioso in una “tranquilla” soluzione della grana multiproprietà nei prossimi giorni. Sono le due facce di Salerno e degli amanti della Salernitana, che si appresta a vivere il suo terzo campionato di Serie A con il giallo legato alla società: dopo Mattioli e Aliberti, ai vertici non dovranno esserci (ufficialmente) Lotito e Mezzaroma, né persone ad essi riconducibili.

“Stiamo lavorando. Abbiamo dimostrato con i fatti che le cose le facciamo. Col buonsenso che contraddistingue un po’ tutti, una soluzione la stiamo trovando, ha dichiarato Mezzaroma sulle colonne del Mattino oggi in edicola. Parole anche scontate, per certi versi, che sembrano andare in discesa sulla strada della chiusura del capitolo. C’è da risolvere l’incompatibilità del 16 bis delle Noif ed evitare un conflitto di interessi con la Lazio. All’indomani del consiglio federale che indicava la deadline nel 25 giugno, l’avvocato Gentile – che segue da vicino le faccende di Lotito – aveva rassicurato tutti: “Anche all’ultimo giorno utile, la Salernitana passerà di mano”. Continua a filtrare una certa sicurezza, senza però grosse novità sotto il profilo delle modalità. Le soluzioni paventate continuano ad essere le stesse, con i dubbi correlati e conseguenti. Vendere in poco tempo significherebbe svendere e la proprietà attuale ha dichiarato (e dimostrato) di non volerlo fare; oltretutto, non ci sono i tempi. Per questo motivo, stando a quel che trapela, la soluzione che prevede la permanenza in granata di Marco Mezzaroma con una quota minoritaria, senza possibilità di esercitare il controllo, né l’influenza dominante sulle volontà societarie, resta quella che ha maggiori chance di concretizzazione. Per come la norma è scritta, è possibile. Avvocati e commercialisti elaborano l’architettura, si balla tra percentuali, perché molto dipende dalla maggioranza: chi l’avrà, in quale misura? Il 49% – a titolo di esempio – potrebbe essere maggioranza se il 51% fosse scisso a sua volta tra due o più soci. Anche l’ipotesi (subito o più in là) che un fondo estero possa mettere le mani sulla Salernitana resta in piedi.

Una cosa è certa: la vicenda è un unicum nel panorama calcistico. Mai prima d’ora si era presentato un nodo simile. In questi casi, ciò che accade fa scuola. C’è chi ha ipotizzato la confluenza della Salernitana in un trust finalizzato alla vendita della società nel giro di un tot di mesi. Tale istituto, caratteristico del diritto anglosassone, ha trovato esempi legittimati anche in Italia e prevede che un trustee, un fiduciario ottenga il possesso della società amministrandola da terzo. Ma per l’obiettivo indicato dalla Figc (“Porre fine al perdurare della situazione di controllo diretto e/o indiretto di due società professionistiche”) potrebbe non bastare. Sembrerebbe trattarsi di una soluzione di gestione. Gli esperti a cui si è affidata la Salernitana esaminano ogni possibile soluzione e non è affatto da escludere che possano esserci anche confronti informali con la Figc per non arrivare alla data X impreparati o carenti. L’interesse comune è quello di evitare contenziosi. Sarà così.

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