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Rientra in granata il baby Capasso, tra guantoni e medicina: “A Nola esperienza formativa, mi ispiro ad Allison”

Tra i calciatori che rientreranno alla Salernitana dopo i prestiti in Serie D per farsi le ossa, c’è il portiere Bruno Capasso, ex numero uno della Primavera granata che ha concluso la sua seconda stagione al Nola. Il 20enne si è finora egregiamente diviso tra i guantoni e lo studio della medicina. Dopo una prima annata in cui gli è stato concesso poco spazio, appena 177′ in campionato, quest’anno è stato impiegato molto più spesso come titolare tra i pali bianconeri, collezionando 17 presenze. È stato questo il suo primo impatto con il calcio dei grandi. “Sicuramente parliamo di due mondi del tutto differenti, tra settore giovanile e Serie D – ha detto il classe 2000 ai nostri microfoni – Paragonarsi e mettersi a confronto con calciatori che hanno fatto anche categorie superiori, aumenta di certo il proprio bagaglio d’esperienza. Così, impari anche qualcosa che in altre realtà non apprendi con facilità“.

Sette clean sheet e una salvezza tranquilla. Insomma, una stagione positiva, sfortunatamente interrotta dalla pandemia. Ma l’estremo difensore di proprietà della Salernitana non si è fermato, anzi ne ha approfittato per portare avanti il percorso di studi: “Per fortuna ho avuto la possibilità di continuare ad allenarmi ed inoltre studiare e dare esami alla facoltà di Medicina e Chirurgia a cui sono iscritto. Grazie al punteggio raggiunto durante l’anno col Nola fino a quel punto, abbiamo raggiunto una salvezza tranquilla, anche se la situazione sopraggiunta con il Covid è stata più unica che rara“. Proprio l’ultima gara giocata prima della sospensione del campionato è stata molto emozionante, Capasso ha avuto l’occasione di giocare contro il Palermo al Barbera: “Prima della gara, l’emozione è stata fortissima. Però, dopo il fischio d’inizio, tutto mi è sembrato normale, nonostante le circa 15.000 persone sugli spalti che in un campo di serie D si vedono molto raramente. Il mio futuro? La Salernitana è una società di cui mi ha fatto tanto piacere fare parte e poi chissà, nel calcio non si sa mai“.

Per finire il giovane di Napoli ci ha anche raccontato come è iniziata la sua carriera tra i pali e il modello a cui si ispira: “In realtà da piccolo giocavo come difensore centrale, un giorno mancando il portiere mi offrii di andare in porta e da allora non ne sono uscito più. Il mio idolo? Sinceramente non ne ho uno, anche perché il calcio, sopratutto nel ruolo del portiere, è in continua mutazione; basti pensare che sette o otto anni fa il portiere doveva solo saper parare, oggi deve essere ulteriormente pronto anche con i piedi. Uno però che rispecchia il portiere di questa generazione è Allison, è a lui che oggi mi ispiro. Micai e Vannucchi? Stiamo parlando comunque di due portieri molto forti con una buona esperienza alle spalle”.

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