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Sabatini si presenta: “Sono venuto qui per salvarmi. Servono calciatori pronti subito”

Idee e concetti chiari. Walter Sabatini, prima di rispondere alle domande dei giornalisti, spiega il perché della scelta Salernitana, con grande convinzione: “Non potevo aspettarmi di meglio, un’accoglienza straordinaria, ho tanti stimoli e io ho bisogno di questo per rendere tangibile la forte attrazione che la città sviluppa rispetto alla squadra. Lo sapevo già, però a volte c’è bisogno di cose reali per capire bene in che avventura ci si ficca, in che ‘guaio’. Ma io lo considero un privilegio, ho avuto una vita sportiva lunghissima, non è un capolinea nè una parabola discendente, solo un ulteriore step della mia vita e un trampolino di rilancio fantastico che vorrei solamente con questo club; non penso di stare qui per poi andare altrove. Ero un velocista da calciatore, scarso ma veloce e tecnico. Avevo un piccolo problema: non capivo il calcio, cosa che ha reso funzionale il mio futuro da dirigente. Una volta un allenatore di fama straordinaria come Liedholm a San Siro si era talmente arrabbiato – e non si arrabbiava mai – perché io dalla fascia piuttosto che lavorare contro il terzino dell’Inter dell’epoca, continuavo a incrociare e andavo dall’altra parte del campo e mentre lui continuava a stare sulla mia corsia, io continuavo a non farlo. A un certo punto mi chiamò in maniera perentoria: preferì giocare in dieci e non vedermi più in campo. So di essere stato bravo nella vita, voglio continuare a essere bravo qui e generare gioia: questo mestiere significa rendere felice la gente, i bambini. A volte ho raccolto tante soddisfazioni, quando ho visto gli stadi in festa mi sono sentito appagato, intendo proseguire per questa strada anche se so che sarà un’avventura sportiva della mia vita molto impegnativa. Non posso venire a Salerno e fare un programma, quello lo fa il presidente che ha idee chiarissime e produttività mai riscontrata in 35 anni di calcio, farà la fortuna di questo club perché ha dato dimostrazione che le fortune le sa costruire. Io però oggi sono di fronte a un impegno grande che mi prendo in prima persona con piena responsabilità, sempre sostenuto dalla società fatta da uomini di grande cultura: mi sento totalmente tutelato, non voglio retrocedere, non sono mai retrocesso ed è la cosa che mi ucciderebbe, siccome amo la vita non voglio retrocedere. Cercherò di fare tutto il possibile perché non succeda. L’aritmetica la conosco, so che la situazione è poco meno che tragica, ma sono certo di riuscire a combattere fino all’ultimo tuffo e spero che esso sia decisivo per la salvezza. Non voglio imbonire, credo in quello che faccio, sono venuto per salvarmi insieme a tutta la struttura. So che qualcuno mi ride dietro, quando ho preso gli impegni li ho portati avanti con successo. So che le altre contendenti ci riterranno già fuori, non è così: la Salernitana non sarà fuori, faremo le cose giuste. Io ho un futuro, non penso mai a una vita crepuscolare. Mi sento ancora un uomo competitivo. Voglio soffrire fino all’ultimo e non dormire la notte. Non ho mai dormito negli ultimi mesi prima delle 4 del mattino perché la notte sto bene, rispondo a messaggi che mi erano sfuggiti, polemizzo con persone che dormono e mi risponderanno dopo. Scrivo tutto quello che voglio, a volte anche cose invadenti. Alle 3:30 faccio la doccia, vado a letto, leggo un po’ e dormo quando sono sfinito. Da quando ho questo onere psichico della Salernitana, all’1 dormo stupendamente fino alla mattina alle 7 riposandomi, significa che sono rientrato nella mia dimensione. Io vivo di stress. Ho sempre combattuto nella tempesta, so quanto è difficile sopravviverci dentro ma non ne posso fare a meno”.

Strategia sul mercato

“Il presidente ha parlato di instant team, oggi non si possono fare degli interventi programmatici, ora si deve costruire una squadra all’uopo, determinata e che possa raggiungere l’obiettivo. Sarà una squadra usa e getta, senza essere irrispettoso. Servono calciatori subito pronti per sostenere una battaglia sportiva. Voglio aggiungere anche che non sopporteremo calciatori alle prese con problemi psicologici, c’è una guerra da fare tutti insieme, senza flessioni e fastidi strani. Il campo va frequentato per vincere e ci alleneremo tutti i giorni per vincere. Arriveranno dei calciatori il prima possibile, mercoledì incontrerò il presidente ancora a Roma e in quella sede vedremo di chiudere due o tre operazioni non decisive ma importanti per affrontare la prossima partita. Poi ce ne saranno altre e poi vedremo di arrivare in fondo al mercato con una squadra che non posso dire cambiata, perché devo avere rispetto anche di chi c’è già. Verranno pochi ragazzi giovani che saranno però la testa di ponte per un discorso futuribile. Non ce la faccio a fare una sessione senza portare 2-3 ragazzi giovani, mi sentirei a disagio. Non li considererei facenti parte di un programma, oggi il nostro programma è mettere dentro 3-4 calciatori che non abbiano parenti e amici in campo, ma solo avversari da battere. Servono giocatori pronti a supportare un carico emotivo importante, questa è una città che si vuole salvare, non è solo un presidente, un allenatore. Sento una spinta emotiva impressionante e su quella farò affidamento perché so che l’emozione popolare sradica le sequoie e ci ho sempre creduto. Rido quando dicono che il calcio sta morendo, perché la passione nel calcio non morirà mai. Credo che verranno 5-6 calciatori, ma prima devo parlare domani con la squadra. Arriveranno degli attaccanti. In otto giorni conto di fare molto. Budget? Il presidente non ha parlato di soldi, se c’è da fare sacrifici li farà e saranno congrui, non sterili. Iervolino non si fa turlupinare. A gennaio i soldi potrebbero essere persi tutti, non porti i giocatori a patrimonio perché se retrocedi il patrimonio si azzera. Il presidente lo sa bene. Con lui ho parlato di tipologia di operazioni che dovrebbe tenere la Salernitana al riparo da costi insopportabili con un’eventuale retrocessione. Ho sempre attinto al mercato estero con molta fortuna e anche una questione fiscale consiglia di farlo, ci sarà sicuramente l’avvento di qualche giocatore da federazioni estere. Io ora sono come un grande contenitore, mi arrivano proposte e informazioni, ficco tutto dentro al sacco e so che alla fine da quella confusione emergerà una sorta di verità calcistica. Andrò a pescare i giocatori che ci serviranno, se sbagliassi sarei il primo a prendermi le responsabilità ma non succederà. Potrò sbagliare qualcosa, ma non tutto. Fazio è una possibilità. Non ho mai una sola pallottola, cerco sempre di tenere il tamburo della pistola carico. Sarebbe ridicolo attingere dalla cultura americana, da un paese che cultura calcistica non ha. Le regole di quel campionato sono imperscrutabili, per quanto riguarda l’aspetto tecnico devo dire che a quelle latitudini si attinge molto al mercato sudamericano e si acquisiscono talenti anche perché ci sono capacità economiche, ma non credo che possa essere un campionato scuola per la Serie A”.

Capitolo allenatore

“Colantuono lo conosco da quando era giovanissimo e credo di essere stato importante nella sua vita. Lui stava andando a firmare un contratto da giocatore con una società dilettantistica, per conto di Gaucci l’ho stoppato all’ultimo tuffo, l’ho invitato a venire alla Sambenedettese. Vinse l’interregionale e l’anno dopo è diventato subito allenatore in C. Ho un sentimento di affetto nei suoi confronti ma l’affetto non me lo posso permettere o far valere nelle valutazioni. Vediamo che energie ci metterà e quale convinzione e poi insieme valuteremo i risultati che non sono solo vincere o rubacchiare una partita, ma vedere come una squadra si comporta dentro il campo. Il tecnico avrà il mio sostegno. De Rossi? Non può allenare, ma è un mio figlio. Non posso dire che mi commuovo perché non voglio essere patetico. Non potrà arrivare perché non è abilitato a farlo. C’è comunque un allenatore che martedì sarà nello spogliatoio insieme a me. Chiederò il parere di Colantuono sulle cose, se cercheremo di prendere un giocatore glielo farò vedere e sentirò il suo parere, fatto salvo che poi il parere finale sarà il mio perché la responsabilità è mia e non la scarico su altri. Il 3-5-2 non mi piace, ma il modulo è una prerogativa dell’allenatore, io sono un ds e posso mettere a disposizione dell’alleantore calciatori che possono recitare un progetto di gioco che vorrà esercitare. Credo che anche lui pensi a una difesa a 4. Castori? lo conosco da quando allenava la Maceratese. Io ho sempre protetto i miei allenatori, sono andato anche al rogo per loro. Anni fa andai alla battaglia per non cambiare Garcia per riconoscenza, forse sbagliando. Non volevo mandarlo via, aveva centrato dei record in precedenza. Esitai molto, prendemmo Spalletti che portò quella squadra a 87 punti”.

Valutazioni sulla rosa e settore giovanile

“Simy è un giocatore che ha goduto lungamente della mia stima. Ha fatto tanti gol, ma ammetto che quest’anno ha deluso ma sono pronto a cambiare la mia opinione, vedrò tutti gli allenamenti. È un mio vizio o una mia virtù. Simy deve fare di più, così non basta, non serve. Non so che tipo di condizionamento abbia avuto, non credo che la squadra non l’abbia aiutato. I compagni si fidano di lui ma deve metterci più cattiveria. Ribery è un campione e farà il campione, i suoi comportamenti mi risultano al di sopra di ogni sospetto dal punto di vista professionale, dell’impegno e della partecipazione. Dopo questa conferenza lo chiamerò per salutarlo e per dargli un appuntamento a domani perché voglio che lui senta la società vicina. Djuric è un giocatore importante, combatte e si guadagna la sua pagnotta tutte le domeniche. Vedremo come si svilupperà il mercato e dico che arriveranno attaccanti. Devo fare spazio, voglio gente che vada in campo con un altro stato d’animo, non voglio gente frustrata. Il lavoro in uscita sarà difficile ma non impossibile, ci sono giocatori che hanno estimatori, vedremo quello che succederà. Bonazzoli rimarrà a Salerno se darà segnali di voler restare. Parla il campo, se rincorri gli avversari, se ti inserisci con i tempi giusti e con la rabbia che ti fa arrivare prima di un avversario per chiudere un’azione. Salverò chi vorrà dare dimostrazione di voler essere protagonisti di un’impresa senza titubanza. Chi sottoscriverà con i comportamenti e non con le parole quest’idea di salvezza, allora andrà avanti con noi, chi non sarà allineato si farà da parte. Farò un breve discorso perché i calciatori non sopportano i discorsi lunghi ma io sono un maestro di sintesi: chi è votato alla causa e butterà il cuore oltre l’ostacolo dentro il campo. Il mister mi ha fatto la valutazione sui giocatori, i problemi individuali e collettivi. Ora ne sono al corrente e mi oriento molto meglio. Ci saranno integrazioni in ogni reparto, poi vedremo chi si salva: non è stata fatta una lista di proscritti, sono tutti in gioco. Portiere? Devo parlare con Belec e capire alcune cose, oltre che con l’allenatore. Far rimanere i ragazzi della Primavera in prima squadra sarà utile solo se hanno delle risorse, se non le hanno è tempo perso ed è un’illusione che non va incentivata. Questo dovrà dirmelo Colantuono. Il settore giovanile non attiene all’emergenza attuale, certamente bisognerà metter mano, un territorio come questo non incentivato da un settore giovanile che funziona è deprimente. Faremo cose, una strutturazione degna, cosa che mi sembra adesso non esista. Questo è un desiderio del presidente, la considero una vergogna, imbarazzante che una squadra di Serie A non abbia squadre dietro competitive e che possano rifornire la prima squadra di ricambi”.

Il rapporto col presidente e la questione contratto

“Iervolino mi ha convinto per la sua personalità, per il modo di essere. In tanti anni di calcio – qualcuno dirà troppi – non ho mai sentito un presidente dire in sala stampa che bisogna creare un sinallagma. Gli ho detto di stare attento con i termini altrimenti si sarebbe generata una neurosi collettiva. È un imprenditore di successo, parla di Salernitana con una fascinazione incredibile. Il giorno in cui parteciperà alla prima riunione di Lega creerà disagio totale, sugli altri presidenti arriverà un tornado di idee, di cose rivoluzionarie. Mi ha convinto così e non con promesse fittizie. Mi ha detto di essere un amante della bellezza, ci credo molto anche io. Iervolino è un visionario pragmatico, un ossimoro. Un visionario fine a se stesso non conta: quando si perde in alcune iperboli, 5 secondi dopo richiama tutti all’ordine, ha una chiarezza di idee fantastica. I sei mesi di contratto sono stati una mia richiesta accolta dal presidente. Non ho mai voluto gravare contrattualmente sui club. Magari uno arriva e parte da una posizione forte e di prestigio e chiede contratti lunghi, io ne faccio di snelli e veloci, l’azienda valuterà il mio operato, io invece cosa sarò riuscito a fare. Se non sarò soddisfatto, andrò via. La Serie B non mi spaventa”.

La precedente gestione

“Ho dimenticato di fare un plauso alle gestioni precedenti. La Salernitana è stata condotta con perizia, è tornata alla categoria dei tempi di Gattuso, Delio Rossi che ha lavorato tanto con me, Di Vaio che ho avuto nelle giovanili della Lazio. A chi ha riportato la categoria da queste parti va rivolto un pensiero”.

Covid e campionato

“A causa del Covid, il calcio è terribile di questi tempi. Le non presenze allo stadio sono una penalizzazione insopportabile per le società e per gli appassionati. Dobbiamo conviverci e non ci sono troppi commenti da fare, è triste però, perché non sai se ci saranno nuovi positivi, ti avvicini alle partite con tante incertezze. Io il campionato lo fermerei perché mi pare che stia prendendo un andamento volto all’irregolarità. Giocare come la Salernitana contro la Lazio è l’anticalcio, questo vale per tutti. Servirebbe un break di un mese, nel frattempo che le vaccinazioni vadano avanti e che le misure vengano disposte in misura definitiva. Quando la Salernitana giocò a Bologna alla fine della gara ebbi la netta impressione che potesse essere una squadra che avrebbe combattuto per la salvezza, non ebbi l’impressione di una squadra cuscinetto, aveva anche una trama di gioco. Alla fine di quella partita che vincemmo con fatica ebbi questa forte impressione. Poi dopo le cose sono andate calando ma quella stessa partita mi fa pensare che alcune cose da salvare ci siano. Vorrò rivederla quella gara. Quota salvezza? Bisogna pensare minimo a 36-37 punti che potrebbero non bastare, la quota storica è 40, speriamo siano un po’ meno”.

 

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