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Salernitana dominatrice a Milano? Chi si ricorda del 29 novembre 1998

Gli anni Novanta hanno riservato eventi a dir poco eccezionali anche in ambito sportivo. Se lo ricordano benissimo, giusto per fare un esempio, i tifosi della Juve che ricordano ancora con grandissimo affetto la Coppa dei Campioni che è stata vinta nel 1996. Chi è appassionato di pronostici e che va sempre alla ricerca di consigli per capire come giocare al casino gratis, sa alla perfezione come siano successe anche tante altre imprese in quegli anni e una di queste riguarda proprio la Salernitana.

 

La sfida all’Inter

La Salernitana si presentava al Meazza con quell’entusiasmo per poter compiere un’impresa incredibile, anche se i nerazzurri avevano da poco rifilato ben tre reti al Real Madrid in Champions League. Insomma, l’esito del match appariva decisamente scontato, a maggior ragione per una neopromossa.

Splendida la coreografia organizzata dai tifosi della Salernitana, che l’hanno realizzata prendendo ispirazione dal film Braveheart. Con la compagine granata c’è anche Salvatore Fresi, ceduto tre anni prima all’Inter e che in estate aveva fatto il passaggio inverso per cercare di riprendere in mano le redini della sua carriera, per rilanciarsi in un ruolo soprattutto che lui riteneva molto più congeniale alle sue caratteristiche, ovvero quello di centrale difensivo, nel bel mezzo della retroguardia.

Il problema è che Fresi è squalificato per la trasferta milanese e così non può nemmeno scendere in campo. Stessa sorte per Ciccio Artistico, un altro giocatore che avrebbe fatto senz’altro carte false pur di combattere in quel match. Ebbene, quella domenica, in mezzo all’attacco, spicca la figura di Vincenzo Chianese, arrivato in estate, proprio alla fine del calciomercato, per una cifra intorno ai 7 miliardi di lire e poi finito in prestito al Torino.

Delio Rossi, tecnico dei granata, decide di fare a meno di Di Vaio, lasciandolo in panchina e dicendogli di conservarsi il gol per il secondo tempo. Il capitano, Roberto Breda, nella notte ha avuto la febbre, ma non vuole saperne di perdersi un appuntamento del genere. Tosto e Del Grosso sulle fasce, Fusco e Monaco i due totem in mezzo all’area di rigore. A centrocampo c’è un ventenne che ringhia sulle caviglie di tutti, ovvero Gennaro Gattuso, che quello stadio imparerà ad amarlo poco tempo, e dove verrà amato a sua volta ovviamente, ma anche Ighli Vannucchi, fantasista, e Antonio Bernardini, insieme al capitano Breda. In attacco, c’è la coppia composta da David Di Michele e Vincenzo Chianese.

 

Una sconfitta che fa male, ma racconta di una grande gara della Salernitana

Sono sufficienti solo quattro minuti al “folletto” Di Michele per sfruttare una disattenzione di West e Bergomi e sfiorare il palo con Pagliuca completamente fermo, ad un passo dal vantaggio dei granata. L’Inter prova a rispondere con il possesso palla, ma non sembra affatto avere la verve di qualche giorno prima.

La Salernitana, dal canto suo, sembra quasi assatanata, lottando su ogni pallone con una ferocia indicibile. Difesa e ripartenze, con i granata che sfiorano il raddoppio più di una volta nel primo tempo. Il gol, però, è maturo e arriva con una disattenzione di Winter, che perde palle sull’attacco di Di Michele, il quale a sua volta supera Pagliuca con uno scavetto e il pallone rotola in porta.

Per la Salernitana sembra davvero una domenica da incorniciare. Il secondo tempo, per i tifosi granata presenti, sarà ricordato come un’indicibile sofferenza. L’Inter non produce poi molto di più, ma la Salernitana è decisamente stanca e finisce con il perdere campo. Qualche parata fenomenale di Balli, ma anche un gol mangiato da Di Michele davanti a Pagliuca.

Un pasticcio arbitrale porta al pareggio nerazzurro, con la zuccata di testa di Simeone su calcio d’angolo. Delio Rossi manda in campo Di Vaio e Bolic. Quest’ultimo sfiora il gol ma a pochi secondi dalla fine, in pieno recupero, Zanetti indovina una clamorosa traiettoria che vale la vittoria dell’Inter. Alla Salernitana, però, rimane una prestazione a dir poco eccezionale, riconosciuta anche da patron Moratti, che costò l’esonero a Gigi Simoni.

 

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