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Serie B e pasticci con i cambi: il precedente del ’99 che confermò risultato del campo

Nella storia del campionato cadetto c’è un caso in cui una squadra giocò con un uomo in più – non esattamente, in realtà non dodici ma undici, rispetto ai dieci invocati dagli avversari – e il risultato del campo fu alla fine confermato dopo una lunga battaglia legale, attraverso tre gradi di giudizio. C’entravano sempre i pasticci e le sostituzioni, ma il precedente del 1999 tra Atalanta e Lecce – pur simile – ha dei tratti che lo differenziano dal caso di Cosenza-Salernitana che in queste ore è nelle mani del giudice sportivo di Serie B, avvocato Emilio Battaglia, dopo il reclamo presentato dalla società calabrese (clicca qui per leggere l’ultimo articolo).

Il 6 gennaio del 1999 allo stadio Atleti Azzurri d’Italia si sfidano Atalanta e Lecce, due squadre allenate da tecnici che avrebbero poi lavorato per la Salernitana come, rispettivamente, Bortolo Mutti e Nedo Sonetti. Alla mezzora della ripresa, i nerazzurri chiesero di effettuare un cambio: tabellone luminoso in alto, dentro Giovanni Piacentini e fuori Cristiano Doni, tutto mentre a terra è rimasto dolorante un altro atalantino, Nicola Zanini. Si tratterebbe della terza sostituzione per i bergamaschi che però, appurato che l’infortunio a Zanini risulta più serio del previsto, chiedono di cambiare il nome del calciatore sostituito. In quel momento Doni era già uscito dal campo, ma il gioco non era ripreso. Dopo insistenze con il quarto uomo da parte della dirigenza atalantina, alla fine viene consentito a Doni di rientrare in campo insieme a… Piacentini, che lo aveva teoricamente sostituito, per concludere la partita; il giocatore che esca dal campo, quindi, diventa Zanini. A fine partita il Lecce preannuncia il reclamo, appellandosi all’avvenuta sostituzione e all’illegittimità del nuovo ingresso di Doni, visto che la procedura di sostituzione era stata completata. In prima istanza viene accolta la richiesta del Lecce e comminato lo 0-2 a tavolino per i pugliesi. L’Atalanta, tuttavia, presenta un successivo ricorso alla Corte d’Appello Federale che, un po’ a sorpresa, accoglie le motivazioni orobiche e ripristina il risultato del campo, 2-1 per i bergamaschi. Il motivo? “Il cambio effettuato sul 2-1 è stato sì pasticciato, ma non ha influito sulla regolarità della gara, non ha avuto alcun effetto sul risultato: tutto è avvenuto a gioco fermo, si è trattato di una pacchiana disattenzione, non di una violazione sostanziale del regolamento”. In soldoni, fu scelto di privilegiare il valore sportivo. Il Lecce sosteneva che giocando in superiorità numerica (all’epoca il numero massimo di cambi consentiti era tre) avrebbe potuto riequilibrare la partita. Un po’ quel che sostiene oggi il Cosenza, secondo cui senza la prima ammonizione a Ba avrebbe potuto chiudere la gara in undici contro undici contro la Salernitana e sperare nel pareggio. In quel caso – certamente diverso da quello del San Vito Marulla – fu confermato il risultato maturato sul campo. La Salernitana è convinta che sarà fatto altrettanto, il Cosenza ritiene invece che la decisione di domenica sera abbia influito sulla regolarità della gara. Chi la spunterà?

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