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Slittamento tornei, fine stagione a luglio? Calcagno (AIC): “Nel caso, non ci sottrarremo”. Ma servono deroghe

Nel buio dell’incertezza dove il calcio è sprofondato all’espandersi dell’epidemia del Covid-19, la data del 30 giugno appariva come unica luce pronta a far chiarezza: “se i campionati riprenderanno, dovranno concludersi entro quel giorno”, il ritornello più volte ascoltato nelle ultime ore. Una strofa che però potrebbe cambiare presto sinfonia. La salute pubblica prima di tutto, la regola numero uno non si tocca. Quanto alla regola numero due, chiudere tutto a giugno, potrebbe esserci qualche novità con il paventato slittamento delle partite a luglio, dall’Europa alla Serie B. Cosa che però dovrebbe comportare deroghe contrattuali. Ai vertici del calcio ci si sta già pensando, con la possibilità di prolungare prestiti e contratti fino al 15 luglio eccezionalmente.

Impossibile al momento prevedere effettivamente quando si potrà ritornare a giocare. La data del 2 maggio è nella testa di Gravina, presidente FIGC (clicca qui per leggere) ma potrebbe essere illusoria, mentre i presidenti di B si erano dati il 9 maggio come possibile termine ultimo, in via informale: se il picco del contagio dovesse davvero arrivare a metà aprile, diventa difficile pensare di poter scendere in campo (anche a porte chiuse) nei primi giorni di maggio. Più probabile giocare il 16, data che però costringerebbe club e società a un tour de force per chiudere la stagione il 30 giugno. Anche perché ad aprile non si giocherà e non ci si potrà neppure allenare, se le misure resteranno quelle attualmente in vigore.

La Figc vorrebbe rispettare la scadenza, magari sintetizzando la stagione con playoff e playout (ipotesi per la Serie A di comunque difficile realizzazione), ma intanto studia alternative ed interviene già con piccole modifiche. La prima, il rinvio della data per l’iscrizione ai campionati dal 22 al 30 giugno. Il Consiglio ha poi spostato la scadenza di un mese (al 16 aprile) dei contributi Inps e delle ritenute Irpef di gennaio e febbraio 2020. Ma adesso arriva la parte più dura, perché se i campionati inizieranno in ritardo bisognerà prolungare anche la deadline del 30 giugno. Forse. Nell’ultimo giorno del primo mese estivo scadono, nelle condizioni normali, stagione sportiva e soprattutto contratti dei calciatori. Per chiedere una deroga bisogna passare dall’Uefa che ha tutto l’interesse di collaborare perché punta comunque ad assegnare Champions ed Europa League.

Intanto i giocatori restano a casa, non si allenano (se non in privato) e attendono di conoscere il proprio futuro. L’auspicio di tutti è ritornare presto a giocare, anche quello del vicepresidente dell’AIC Umberto Calcagno: “Ci auguriamo di poter riprendere a giocare con tempistiche che ci permettano, attraverso i turni infrasettimanali, di concludere i campionati. È questa la priorità”, il commento ai nostri microfoni. È chiaro che una volta tornati in campo sarà inevitabile non giocare almeno due volte a settimana per poter concludere i tornei. Ma se il pallone dovesse chiedere di rotolare anche a luglio, c’è la soluzione: “Se l’epidemia non ci permetterà di sfruttare questa opportunità, ci potrebbe essere la possibilità di un prolungamento della stagione sportiva che, al momento, non è all’ordine del giorno. Non ci abbiamo ragionato, ma se fossimo costretti non ci sottrarremo a questa ipotesi e la prenderemo senz’altro in considerazione“. Ma Calcagno resta fiducioso: “Prolungare la stagione può essere una delle possibilità, ma io sono convinto che riusciremo a terminarla entro il 30 giugno. Siamo in mano ad esperti e scienziati, dobbiamo capire che oggi non ci si deve affidare agli avvocati per un’interpretazione della legge. Per i giocatori non ci sarà nessun problema giocare anche fino al 28 giugno, per tutti noi tornare alla normalità significa tornare a giocare a pallone”.

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