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Stadio Vestuti, 31 anni fa l’ultima partita ufficiale dei granata nell’impianto

Da 31 anni esatti lo stadio “Donato Vestuti” non ospita più gare ufficiali della Salernitana. Era il 3 giugno 1990 e la squadra granata con lo 0-0 contro il Taranto si guadagnava il diritto a disputare il torneo di Serie B. Da una promozione all’altra, verrebbe da dire, visto che poche settimane fa l’ippocampo ha guadagnato l’accesso alla massima serie, obbligando l’amministrazione comunale ad apportare migliorie al nuovo impianto cittadino, l’Arechi (clicca qui per leggere l’articolo).

Ma torniamo al 3 giugno di 31 anni fa. Sulla panchina Giancarlo Ansaloni, Peppino Soglia il presidente, in campo uno dei calciatori più forti che abbia mai indossato la casacca granata, quell’Agostino Di Bartolomei che chiuse la carriera proprio quel giorno, rivelando il ritiro in un’intervista a Luigi Necco indossando l’iconica maglietta con lo sponsor “Antonio Amato” e le righe verticali strettissime bianche. Fu una promozione agognata e sofferta, giunta al termine di una stagione a dir poco travagliata e anche in quel caso la categoria conquistata mancava da 23 anni, esattamente come la Serie A oggi. Il “Vestuti” chiuse 59 anni di onorata carriera, lasciando spazio al nuovissimo “Arechi”. Troppo pochi i 12 mila posti dell’impianto di Piazza Casalbore per contenere il calore crescente della città di Salerno. Da allora, lo storico impianto versa in uno stato di semi-abbandono, con le tribune ancora inagibili e tanti, troppi progetti di riqualificazione tristemente naufragati. Da quello del parco cittadino, al museo della storia granata, non c’è ancora un destino ben delineato per un impianto dove sono state scritte pagine indelebili della prima squadra cittadina. E dove tanti tifosi giungevano a piedi, come avviene nelle migliori tradizioni anglosassoni. Difficile immaginare, con le restrizioni odierne, i tornelli, gli accessi separati della tifoseria ospite, una gara ufficiale nel piccolo “Vestuti”, che però negli anni compresi tra il 1931 ed il 1990 ha rappresentato un catino incandescente dove tutti avevano timore di scendere in campo.

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