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Tredici anni fa l’ultima dell’Arechi a porte chiuse, Ferraro: “Sarà vantaggio enorme per gli avversari”

“L’Arechi vuoto rappresenterà un handicap per la Salernitana”. A parlare è Emanuele Ferraro, uno che di pressioni e spinta dell’impianto di via Allende ne sa qualcosa. Di gol importanti nel Principe degli Stadi ne ha realizzati diversi, uno anche con gli spalti deserti. Era il 18 febbraio del 2007 quando i granata allenati da Bellotto si imposero per 1-0 sul Teramo in un Arechi vuoto e deserto. Una partita vinta proprio con un gol di Ferraro che ricorda quanto pesasse vedere quegli spalti vuoti: “Il calcio a porte chiuse perde tanto del suo fascino, soprattutto in uno stadio come l’Arechi dove la gente ha sempre fatto la differenza – ricorda l’ex attaccante siciliano ai nostri microfoni – La Salernitana partirà svantaggiata considerando che la Curva Sud dà una carica incredibile, sarà un vantaggio enorme per gli avversari”.

Il 4 marzo successivo invece il Ravenna uscì vittorioso dalla trasferta di Salerno con un gol di Chianese e quella fu l’ultima partita giocata a porte chiuse all’Arechi. L’impianto rimase chiuso perché sprovvisto dei tornelli, diventati obbligatori dopo la morte dell’ispettore di polizia Filippo Raciti nel febbraio dello stesso anno a margine del derby siciliano tra Catania e Palermo. “Il fattore campo è sempre stato importante ma l’Arechi ha sempre dato qualcosa in più – prosegue Ferraro, oggi allenatore del Cosenza Primavera –  Il calcio senza pubblico diventa complicato, ci sono dei fattori emotivi che verranno meno, quando giocavo il pubblico mi ha sempre dato una spinta in più e vedere lo stadio vuoto può dare la sensazione di fare un allenamento e invece ci saranno in palio punti importanti”. 

Riprendere a giocare, seppur a porte chiuse, sembrava inevitabile: “Dopo un evento come quello della pandemia parlare di una situazione del genere non è semplice. Scegliere era difficile ma provare a chiudere i campionati era un passaggio quasi obbligato. Forse, ad oggi, la soluzione migliore è questa ma non dobbiamo dimenticare che il calcio è uno sport e deve unire, in questo momento non sarà così”.

Ferraro ricorda l’impatto che l’Arechi vuoto ebbe su quella Salernitana: “In quel momento eravamo abituati ad avere un seguito importante, fu brutto entrare allo stadio senza pubblico. Viene meno quella pressione nervosa che è determinante. Poi ci sono giocatori che magari soffrono queste pressioni, l’Arechi può fare dei brutti scherzi e quindi magari per qualcuno lo stadio vuoto può rappresentare un aiuto. Personalmente non subivo la pressione della tifoseria granata ma ci sono diverse situazioni psicologiche di cui tenere conto”.

Da allenatore, Ferraro è preoccupato in merito alla gestione delle squadre nei prossimi mesi: “È una situazione sportivamente drammatica, uno stop così lungo non si era mai visto. Un giocatore può allenarsi tanto ma senza pallone non è lo stesso. Dovremo aspettarci tantissimi infortuni. Non aiuteranno neanche le condizioni climatiche, le partite saranno ravvicinate. Credo che farà la differenza avere una condizione migliore e una rosa più ampia”.

Un bilancio della sua avventura sulla panchina del Cosenza Primavera: “Per me è un’esperienza ultrapositiva, abbiamo cercato di riportare entusiasmo e costruire. Il direttore sportivo ha fatto un grandissimo lavoro, abbiamo migliorato la classifica ma soprattutto gli aspetti organizzativi. Per quanto mi riguarda non si analizzano solo i risultati ma anche la crescita dei giocatori e da questo punto di vista c’era molta soddisfazione”.

Infine un giudizio sulla Salernitana Primavera, tra le ultime squadre affrontate a febbraio: “Conosco quasi tutti i ragazzi che oggi si trovano in Primavera, credo che per i valori tecnici e morali la Salernitana avrebbe potuto fare qualcosa in più. Ci sono dei giocatori che hanno la possibilità di fare qualcosa nel mondo del calcio”.

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