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Ventisei anni fa ci lasciava Di Bartolomei, l’amico Mancuso: “Riflessivo anche quando giocava a carte”

Portiere granata negli anni ’80, Matteo Mancuso è stato compagno di squadra e grande amico di Agostino Di Bartolomei. Il 30 maggio del 1994, esattamente ventisei anni fa, l’indimenticato capitano di Roma e Salernitana si tolse la vita a San Marco di Castellabate con un colpo di pistola Smith & Wesson. Una ferita insanabile per i tifosi granata, e non solo, che hanno avuto la fortuna di vedere la gesta di Ago, protagonista della storica promozione in Serie B nel 1990.

A ventisei anni di distanza, il portiere salernitano Mancuso ricorda il legame che aveva con lo schivo quanto talentuoso centrocampista romano: “Non so cosa lo spinse a quel gesto estremo, avrebbe potuto parlarne con qualcuno – ha ricordato ai nostri microfoni – Ero uno dei pochi amici che Agostino ha avuto Salerno. Molti erano amici di Di Bartolomei calciatore, io ero amico dell’uomo. Era un pesce fuor d’acqua nel calcio per cultura ed intelligenza oltre la media. Forse proprio per questo motivo dopo che ha smesso di giocare non gli sono stati riconosciuti tutti i meriti. Avrebbe voluto fare l’allenatore perché era un uomo di campo”. Mancuso ricorda Di Bartolomei come una persona di cuore e disponibile con tutti: “Non serbava rancore e ha sempre aiutato tutti. Ricordo che frequentavo un circolo dove giocavamo a carte, quando era a Salerno veniva e voleva giocare anche lui, solo che era riflessivo anche in quei momenti e allora, scherzando, cercavamo sempre di escluderlo. Lui capiva, sorrideva e ci diceva ‘Non fate gli str***i, fatemi giocare”.

Da salernitano e portiere granata, Mancuso quasi non credeva all’arrivo di Di Bartolomei alla Salernitana: “All’inizio rimasi stupito, mi sembrava impossibile che un giocatore del genere potesse venire a Salerno. Eravamo tutti titubanti ma dopo poche ore capimmo che era una persona tutt’altro che chiusa, era il primo a scherzare. Non faceva pesare il suo passato”. Eppure i primi tempi a Salerno non furono semplicissimi per l’ex capitano della Roma: Pasinato non lo faceva giocare perché credeva che le sue caratteristiche non fossero adeguate alla fisicità del campionato di Serie C ma stimava moltissimo il calciatore. Ci diceva che anche tutti insieme non avremmo mai raggiunto il livello tecnico di Agostino”.

 

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