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Serie B

Braccio di ferro in B, tra tagli e futuro. Stirpe: “Se si annulla tutto e Frosinone non va in A faccio causa”

Ieri è cominciato il braccio di ferro tra le leghe e l’Assocalciatori sul taglio degli stipendi. I presidenti della Serie B sono tutti concordi che in questo momento tagliare gli stipendi è una scelta necessaria. La Salernitana è fra queste. Del resto, solo pochi giorni fa il direttore generale granata, Fabiani, ai microfoni di Liratv diceva che “se si lavora è giusto essere retribuiti, se non si lavora è giusto non esserlo”.

Cosa pensano alcune delle altre società cadette? Il Frosinone è in prima linea anche su altre battaglie. “La nostra posizione è molto chiara: qualora si dovesse interrompere il campionato, pagheremo fino al momento in cui c’è stata la prestazione, fino al 7 marzo. Sarà così anche per contributi fiscali e tasse, perché se non c’è il pagamento di stipendi non capisco perché devo dare soldi allo Stato. – le parole di Maurizio Stirpe a Radio Punto Nuovo – Se si dovesse giocare a porte chiuse chiederemo una decurtazione adeguata alla riduzione dei ricavi che comporta giocare senza pubblico. È una cosa che andremo a stabilire con i giocatori quando si verificherà l’ipotesi, è inutile attualmente mettere sul tavolo qualsiasi ipotesi di transazione. Sul futuro, è evidente che apriremo una discussione con i nostri calciatori a seconda del mercato. Alcuni contratti stipulati hanno costi che oggi non esistono più, seguiremo le regole del mercato”. Il patron ciociaro parla poi della possibile ripresa e degli strascichi legali che ci sarebbero se non si tornasse più in campo: “Qualora il campionato dovesse essere interrotto e il Frosinone non salirà in A perché terzo in campionato, allora mi muoverò per vie legali. L’unica che può parlare di merito sportivo è il Benevento che ha 20 punti in più sulla seconda in classifica ed è virtualmente in A. Ovviamente vogliamo evitare qualsiasi problema giuridico, ma siccome ci sono parecchie ipotesi sul tavolo, non escludo di procedere per vie legali. Completare la stagione a porte chiuse? Stiamo valutando questa possibilità. Per la ripresa le società devono fare i tamponi ma non sono strutturate per farli e poi mi sembra assurdo che essi vengano destinati ai giocatori e non alle persone che ne hanno veramente bisogno”.
Antonio Gozzi, massimo dirigente dell’Entella, ha detto la sua sulle frequenze di TeleNord: “Quello del nostro calcio sarà un futuro molto diverso, con valori ridimensionati e in cui si dovrà spalmare i sacrifici su tutti, in modo solidale. La decisione assunta all’unanimità dai club di B è di sospendere il pagamento degli stipendi dal mese di marzo e di ragionare su una riduzione variabile a seconda dei due scenari: riduzione o addirittura nessun pagamento se il campionato non riprendesse e una seconda ipotesi, più mitigata, se il campionato dovesse ripartire e concludersi, anche entro luglio. In funzione di questi due scenari ci sarà un aggiustamento dei compensi dei calciatori. Se non si dovesse trovare una quadra, le conseguenze sarebbero molto gravi, con fallimenti di molti club di Serie C ma anche di qualche club sia in B che di A. I bilanci delle società di calcio sono per la stragrande maggioranza in perdita e ogni anno vengono ripianati dalle proprietà con ricapitalizzazioni. In un momento in cui molte proprietà sono alle prese con la difficile partita di mantenere vive le loro aziende principali, non quelle calcistiche, c’è anche un problema di tipo etico: come fanno i proprietari che hanno i loro lavoratori in cassa integrazione nelle aziende principali, a spendere soldi per tenere in piedi le società di calcio che, in questo momento, non sono certo la loro priorità? L’idea poi che sia lo Stato a venire in soccorso del mondo del calcio, magari con contributi a fondo perduto, onestamente mi lascia perplesso. In un momento così grave,il bilancio dello Stato deve essere utilizzato prioritariamente in altri modi”.

Il patron dell’Ascoli, Massimo Pulcinelli, interpellato dai colleghi di pianetaserieb.it la vede così: “Ritengo che si tornerà a giocare da metà maggio, per poi completare il torneo regolarmente. Per tutelare la salute dei nostri ragazzi faremo tamponi, anche due a settimana, così da poter essere sereni. Purtroppo presumo che, al contrario di ciò che desideriamo tutti noi e i tifosi, si giocherà a porte chiuse e ciò sarà penalizzante per compagini come l’Ascoli, dato che ci aspettano quattro partite in trasferta e ben sette casalinghe che, senza l’apporto della nostra tifoseria, non potremo affrontare con la stessa spinta emotiva. Questo sarà un minus che varrà qualche punto in classifica. Taglio stipendi? Il discorso è ampio. Ho compreso, però, di avere un gruppo di ragazzi speciali e generosi. I miei calciatori faranno la loro parte, come ci hanno già anticipato. Per noi sarà fondamentale salvaguardare in primis la loro salute, il resto verrà dopo”.
In casa Empoli, patron Fabrizio Corsi esprime le sue opinioni sulle colonne de La Nazione: “Le perdite sono notevoli in queste settimane di stop a casa di mancati introiti da sponsor, incassi e diritti tv. Il discorso economico è fondamentale perchè il calcio coinvolge tante persone. Se non si gioca bisogna tagliarli per il periodo d’inattività, se dovessimo riprendere invece una riduzione va fatta in base agli ingaggi. Non possono uscire indenni i calciatori da questa tragedia, sarebbe un messaggio negativo. Bisogna sperare che la situazione si risolva. Si può scendere in campo a maggio, anche a giugno e terminare un mese dopo. Se non si ripartisse si potrebbe far retrocedere le ultime due in Serie A e promuovere le prime due in Serie B”.
Queste le parole invece del presidente del Pordenone, Lovisa, rilasciate al quotidiano Il Gazzettino: “L’idea della maggioranza dei presidenti – spiega – è di provare a riprendere il campionato entro la fine di maggio. Si è parlato poi della possibilità di tagliare gli ingaggi dei giocatori sino al 30%, lasciando però a ogni società la libertà di prendere una posizione personale nelle eventuali trattative con gli atleti. Abbiamo discusso anche l’ipotesi di sottoporre a tampone tutti i tesserati per escludere possibili casi di contagio. Infine si è parlato della possibilità di rivedere o di bloccare la verifica dei parametri P.A. (Patrimonio Netto Contabile/Attivo Patrimoniale) per questa e la prossima stagione. Le nostre richieste verranno presentate giovedì al Consiglio della Figc”. Il Cittadella, per bocca del DG Marchetti al Corriere del Veneto, spegne le polemiche: “Esistono istituzioni che stanno lavorando su questo argomento con l’Assocalciatori. Poi, se vogliamo entrare nello specifico, potrei risponderle che risolveremo la questione da Cittadella. Ovverosia con il nostro stile, senza alzare polveroni e cercando un accordo con i diretti interessati. Tutti hanno capito la situazione e tutti siamo chiamati a fare sacrifici. Prima di sentenziare, però, aspettiamo l’evoluzione degli eventi, perché la strada è ancora lunga”.

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