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C’è il Crotone, Ventura: “Non è crocevia, ma non volevo arrivare in emergenza. Formazione… per alzata di mano”

VENTURA PRE

“Non direi che è una partita crocevia, è una gara importante però quella col Crotone. Anche con l’Ascoli lo era. Soprattutto quando sei reduce da un periodo non buono, ogni gara lo è. Ma non può essere sempre un vivere o morire, perché abbiamo sei mesi di campionato davanti. Affrontiamo una delle migliori squadre del campionato, mi fa rabbia il fatto di arrivarci in emergenza”. Gian Piero Ventura esordisce così in conferenza stampa prima del delicato match contro la formazione pitagorica.

Il trainer se la prende con la grande emergenza che attanaglia la sua squadra. “Da tre partite arriviamo alla viglia della gara con delle verifiche da fare. C’è gente che con 38 di febbre gioca e gente che con 37 si sente spossata e non la gioca. Una strage così non me la ricordo in tutta la vita. – spiega – Giannetti stava benissimo, martedì si è fermato. Diventa obiettivamente difficile dover fare a meno di gente che il giorno prima stava benissimo e il giorno dopo si ferma. La formazione è veramente per alzata di mano, chi riesce a stare almeno 70’ in campo, gioca. Viviamo un momento difficile a 360 gradi”. Ventura continua: “Ad Akpa gli si è girata una caviglia e non si è allenato, Giannetti ha messo male il piede e si è infortunato. Non dobbiamo piangerci addosso. I numeri obiettivamente negativi vanno a incidere sulla tranquillità e qualcuno può pagare a volte per troppa voglia di dare, a volte per timore. Li ho convocati tutti, ma molti non stanno bene. Cerci? Ci abbiamo messo 4 mesi per metterlo in condizione dal punto di vista fisico e mentale, ha fatto due partite amichevoli apposta per lui e soprattutto nella seconda ci ha aperto il cuore perché stava saltando l’uomo a modo suo: l’allenamento successivo ha preso una ginocchiata, gli si è lacerato tutto ed è dieci giorni che non cammina e quando riprenderà dovrà ricominciare da zero”.

Non solo acciaccati e debilitati, ma anche elementi che hanno giocato sempre e che conoscono un momento di involuzione. “Vero che Kiyine ha un periodo di appannamento – confessa Ventura – Lo stesso Cicerelli è rientrato a Cittadella e sembrava tornato quello di prima, poi si è fermato di nuovo per la febbre. Dziczek? C’è volontà prima o poi di far giocare Patryk che è nettamente migliorato da quando è arrivato. Dobbiamo capire qual è la partita migliore dal punto di vista tattico per metterlo in condizione di fare bene, la prima diventa fondamentale non topparla. Di Tacchio ha determinate caratteristiche, lui ne ha altre. Dziczek sta andando a scuola di italiano, sta facendo contrasti a muso duro in campo, è un’altra persona e bisogna fargli i complimenti. Non vorrei bruciarlo perché ha prospettive importanti”.

Ancora Ventura sulla sua squadra in una visione generale. “Non entro nel passato ma solo nel presente. Siamo una squadra che ha potenzialità e difetti, ma noi abbiamo lavorato sulle potenzialità e mascherato i difetti. Potevamo avere più punti, ma le prestazioni non sono mai state di altissimo livello, tranne una partita e alcuni spezzoni. Per esempio dopo la gara con il Pescara tutti eravamo convinti che questa squadra avesse potenzialità. Siamo comunque la squadra più giovane del campionato, è evidente che quella è stata una partita figlia della convinzione post ritiro. Alla seconda andammo a Cosenza, subimmo le due traverse consecutive su una palla data da noi altrimenti non avremmo preso un tiro in porta. Abbiamo vinto e creato l’occasione del 2-0: c’era serenità che nell’ultimo periodo è venuto a mancare. Quindi dobbiamo lavorare, la storia del campionato di B insegna: inizia a gennaio quando ci sono le partite che contano. Per noi è importante capire qual è la strada da seguire, così chi entra a gennaio lo fa in un meccanismo oliato. Non è il nome che risolve il problema, ma il calciatore con determinate caratteristiche che può inserirsi in un contesto. Secondo me a gennaio deve partire un altro campionato, non significa vincere tutte le partite ma giocare in modo diverso. A San Gregorio facevamo tre riunioni al giorno perché capivano ma non incameravano. Serve tempo. Ci sono giocatori che hanno iniziato il campionato, hanno avuto un crescendo e poi si infortunano non riprendendo da dove avevano lasciato. E allora bisogna ricominciare da capo. I tifosi si aspettano la Serie A ma è un equivoco che non va affrontato con me”. 

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