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Cinquantuno anni fa moriva Gipo Viani, un pezzo di storia granata. Il ricordo del figlio

Cinquantuno anni fa veniva a mancare Gipo Viani, allenatore che non solo ha scritto una pagina importantissima della centenaria storia della Salernitana, ma anche della storia del calcio italiano con il sistema di gioco del Vianema, ideato e attuato anche grazie all’intuizione di Antonio Valese proprio in Campania. Era nato nel 1909 a Treviso, dove aveva iniziato la carriera da calciatore, per poi vestire la maglia di Ambrosiana (l’Inter di oggi, nda), Lazio, Livorno e Juventus da centromediano. Il ricordo di Viani arriva oggi dal figlio Giorgio direttamente sulla sua pagina Facebook con un toccante messaggio: “Il 6 gennaio 1969 moriva mio padre. Sono 51 anni che ci parliamo. Gli ho raccontato tutto di me adulto, dei suoi nipoti ed ora dei pronipoti a cui lascio il compito di portare avanti il suo, il mio, il loro nome. Ha ascoltato tutto e visto tutto. Al momento opportuno attenderò la sua stretta di mano. Ciao papà”.

Approdato a Salerno nell’estate del 1941 dal Siracusa, dove l’anno prima aveva iniziato a sdoppiare il suo ruolo come allenatore-giocatore: fece altrettanto anche a Salerno, portando la squadra in Serie B nel 1943 (ma l’anno prima aveva vinto il girone, con ammissione alle finali revocata per tentato illecito). Dopo la Seconda Guerra Mondiale, appese le scarpe al chiodo e si dedicò solo alla panchina: tornò a Salerno e vinse il campionato cadetto 1946/47, portando i granata in A per la prima volta nella storia. Dopo la mancata salvezza dell’anno successivo – una delusione consumatasi alla penultima di campionato e non senza sfavori, dopo aver ben figurato sul campo – passò alla Lucchese. Poi Palermo, Roma, Bologna e infine Milan tra il 1956 e il 1965, prima come allenatore, poi come direttore tecnico, vincendo 3 scudetti e una Coppa dei Campioni. Per due anni (1958/60 fu anche CT della Nazionale Italiana). Prima della morte – avvenuta nel 1969 a neppure 60 anni, a causa di un infarto durante il sonno – guidò anche Genoa, ancora Bologna e Udinese. Il fisico imponente, provato da una vita movimentata (aveva già avuto un precedente attacco cardiaco e nel 1966 si era salvato da un gravissimo incidente stradale), tradì lo “Sceriffo”, com’era soprannominato. Resta il Vianema, la maglia numero 9 al mediano Piccinini e l’impiego sistematico del libero Buzzegoli, la prima promozione della Salernitana in Serie A, la sfida al Vestuti contro il Grande Torino. Pagine che, seppur in bianco e nero quasi sbiadite, restano vive nella storia del club.

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