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Editoriale

Il derby delle (assurde) restrizioni. Vietato ghettizzare una tifoseria sull’altare della sicurezza

Al peggio non c’è mai fine. Non bastava il totale fallimento della tanto vituperata (a ragion veduta) tessera del tifoso. Oggi ci si è spinti oltre. Oggi si è arrivati a “ghettizzare” una tifoseria e la sua provincia. La decisione del Gos di autorizzare la vendita dei biglietti per il derby con la Juve Stabia al Romeo Menti, ai SOLI residenti del comune di Salerno (purchè muniti di tessera del tifoso della Salernitana) è a dir poco discriminatoria. In un colpo solo sono venute meno tutte le premesse – ed anche di più – della famigerata tessera istituita quasi 10 anni or sono, mai digerita dagli ultras di tutto lo stivale e che si è rivelata un flop totale. Non bastavano le curve o gli stadi comunque chiusi, nonostante chi avesse sottoscritto la tessera si era sentito dire il contrario. Adesso si è fatta addirittura una distinzione geografica, provinciale, territoriale, di comune in comune. Ci manca solo di quartiere in quartiere, o di frazione in frazione. Al peggio del resto non c’è mai fine.

In pratica è stata fatta un’assurda differenza – senza precedenti – tra gli stessi tifosi della Salernitana. Tra chi è residente in città e chi no. Non più i confini regionali o addirittura provinciali. Adesso la morsa della restrizione si è stretta addirittura al perimetro cittadino. In pratica i tifosi della Salernitana che risiedono in provincia di Salerno, pur avendo sottoscritto la tessera del tifoso, non possono assistere al derby nella città delle terme. Il tutto in quella che è una delle provincie più estese del BelPaese. A Cetara piuttosto che ad Agropoli i tifosi granata sono stati “ghettizzati”. Per non parlare del fatto di chi ha la tessera granata e chi, magari, quella della nazionale Italiana o anche di un’altra squadra di club che… sulla carta dovrebbe garantire gli stessi identici “diritti”. Una discriminante del genere finora non si era mai vista nell’Italia Pallonara ed ha scatenato un vespaio di polemiche. Oltre al rischio di creare un pericoloso precedente. Per il momento il risultato è la ferma presa di posizione dei supporter granata che hanno deciso – con grande coerenza – di disertare comunque la trasferta di Castellammare in forma di protesta. In pratica si rischia di passare dal prevedibile sold out del settore ospiti del Menti ad una curva desolatamente vuota. Praticamente la morte del calcio. Se queste erano le intenzioni bastava dirlo. Intendiamoci, la sicurezza viene prima di ogni cosa. Ma questo tutto sembra tranne che un provvedimento per garantire l’ordine pubblico. Per non parlare del fatto che da oltre dieci anni i tifosi ospiti giungono al Menti attraverso un percorso blindato, arrivando fino all’esterno del settore loro riservato senza nessun possibile contatto con la torcida locale. Ma tant’è.
Al netto delle astruse e – ribadiamo – discutibili motivazioni di ordine pubblico che hanno spinto le autorità competenti a prendere una “decisione” del genere non possono essere sottaciute considerazioni di carattere generale, prima ancora che di campanile. Che la tessera del tifoso sia stata un fallimento era già sotto gli occhi di tutti. La decisione del Gos non ha fatto altro che amplificarla e renderla pubblica urbi et orbi. Inevitabilmente c’è stata una levata di scudi. Popolare ed anche istituzionale. Ben vengano le prese di posizione del club granata e dello stesso comune di Salerno che auspicano e chiedono un immediato dietrofront da parte delle autorità. Comunque vada, la tessera e stata già un fallimento. L’auspicio è che non si finisca addirittura nel grottesco. L’autogol è servito… Il calcio, lo sport più bello del mondo, non merita(va) certo tutto questo.

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