Connect with us

Editoriale

Il tempo dei bilanci è finito: Lotito, se ci sei batti un colpo

Prima erano le letterine a Babbo Natale poi i classici messaggi di auguri, quindi si è passati alle storie su Instagram e, soprattutto, ai post in ciclostile via social. Infine le speranze e i buoni propositi per il nuovo anno. Auguri anche da parte di tutta la nostra redazione. Adesso, però, è giusto guardare avanti. Parlando di Salernitana, naturalmente.

Solitamente lo si fa tirando le somme di quello che è stato e di quello che si intende fare. Noi partiamo proprio dai bilanci. Ma non lo faremo nello snocciolare ancora una volta i numeri (impietosi) che hanno caratterizzato l’anno appena passato agli archivi per il club granata. Quello è stato già fatto: i fallimenti sportivi del 2019 sono sotto gli occhi di tutti ed hanno mortificato una piazza che avrebbe voluto festeggiare il suo secolo di storia in maniera ben diversa. E che chiede riscatto – e rispetto – per la sua storia ed il suo blasone (che non si pesa certo dal numero di campionati disputati in questa o in quell’altra categoria). Ma tant’è. Adesso che anche il centenario è passato è giusto guardare oltre. Noi proveremo a farlo, partendo dai bilanci… economici. Ma sì, partiamo proprio dal cavallo di battaglia di Lotito: i conti in ordine, gli stipendi pagati regolarmente ai tesserati, la solidità societaria. Vero. Tutto vero. Così com’è altrettanto vero che molti altri sodalizi (alcuni pure blasonati) abbiano pagato lo scotto della congiuntura economica, della crisi che ha attanagliato anche il mondo del calcio e di anni di mala gestio finiti con retrocessioni, fallimenti o peggio ancora radiazioni. La Salernitana, da questo punto di vista, può dormire sonni tranquilli. Questo va riconosciuto al duo Lotito e Mezzaroma che da otto anni fa calcio in città.
Ma è anche giusto che ci si svegli da questo… “torpore”. Quella che è una regola, infatti, non può certo passare per essere un merito. Pagare gli stipendi è la norma, non l’eccezione. Dopo quasi 5 anni di “galleggiamento” in cadetteria, si chiede chiarezza su ambizioni ed obiettivi. L’anno scorso, dopo i primi (legittimi) mugugni della tifoseria, ci sono stati due comunicati due da parte del club granata che ha manifestato la volontà di conquistare la promozione in massima serie nell’attuale stagione agonistica. Al netto di quanto possa essere ampia la forbice tra “l’intenzione” e l’effettiva realizzazione di un determinato obiettivo e di quanto anche l’equazione spesa-impresa possa non essere… perfetta, saltano agli occhi un paio di incongruenze che vanno evidenziate. In primis, la dicotomia tra quanto sbandierato dalla proprietà sull’obiettivo promozione (stavolta urbi et orbi e nero su bianco) e quanto invece chiesto – sarebbe forse meglio dire “non chiesto” – al tecnico Gian Piero Ventura chiamato ad allenare la Salernitana quest’anno. Lotito dice “A”, Ventura dice “B”…
C’è di più. Le chiacchiere e lo slang calciofilo sono oramai inflazionate e conosciute a menadito da tifosi e addetti ai lavori. Questa proprietà ha dimostrato che quando voleva vincere… HA VINTO. Senza se e senza ma. I co-patron hanno vinto al primo colpo in D, in C2 e – dopo un solo mezzo passo falso (comunque si è arrivati ai play off) – anche in C1. Una volta in serie cadetta, però, la stasi. Da (oltre) quattro anni si galleggia in B non senza patemi d’animo (due play out e due campionati anonimi). Non è possibile che un imprenditore come Lotito si aggrappi a sterili alibi come l’ambiente o la piazza che non favorirebbero un progetto vincente. Non è così. Il passato recente lo dimostra. Quella stessa piazza lo ha celebrato e coccolato, tollerando anche espressioni forti (giustificandole con il suo personaggio) e talvolta mortificanti davanti ai risultati e agli investimenti. Oggi Salerno è stanca e la frattura è evidente. Ma è tempo di guardare avanti. La piazza è matura ed è certamente disposta a dare una nuova occasione per crescere insieme. A patto che la società dimostri di voler realmente perseguire il progetto sbandierato ai quattro venti che finora è stato puntualmente disatteso. L’imminente mercato di riparazione che si aprirà domani a Milano è un’occasione unica per Lotito e Mezzaroma – forse l’ultima – per provare a sanare una spaccatura ed una disaffezione testimoniate anche dai numeri e dalle (poche) presenze allo stadio. E’ giunto il momento di dimostrare una volta per tutte cosa si vuol fare della Salernitana. Dichiarazioni di circostanza a parte, lo stato maggiore granata sa fin troppo bene cosa serve per riportare entusiasmo nell’ambiente e consegnare a Ventura una squadra davvero in grado di giocarsela con tutte. Per vincere non servono le chiacchiere e non serve neppure quella collezione di figurine che Lotito spesso ha usato come slogan e che, però, proprio a Salerno ha dimostrato di portare in gran numero (da Cerci a Calaiò, passando per Rosina e Di Gennaro ndA). Per vincere servono idee, investimenti e… giocatori. Il mercato si apre domani con la speranza che non ci si riduca all’ultimo giorno per prendere tanto per prendere. Lotito, se ci sei, batti un colpo. Magari anche più di uno.

1 Commento

1 Commento

Pubblicando il commento, dichiario di aver letto accuratamente il regolamento e di accettarlo per intero, assumendomi la piena responsabilità di ciò che scrivo. Presto il mio consenso al trattamento dei dati personali, ai sensi del d.lgs. N. 196/2003. La mia identificazione, in caso di violazione delle regole e di eventuali responsabilità civili e penali, avverrà tramite indirizzo IP e non tramite nick o indirizzo email sottoscritto.

La tua opinione conta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *







Advertisement

Seguici su Facebook

Advertisement

Altre news in Editoriale