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“I’m back”: un anno fa si operava in Finlandia, Mantovani si riprende la Salernitana

carretta

“Back”, tornato. Un anno e cinque mesi dopo è questo il commento in cui si racchiudono tutte le emozioni di Valerio Mantovani, al ritorno in campo ieri sera in Serie B. Certo, era già rientrato in Coppa Italia, a Genova contro la Samp, premiato anche con la fascia di capitano, ma titolare in campionato vuol dire davvero essere tornato, a distanza di un anno e mezzo dall’ultima volta. Lo riconoscono anche i compagni di squadra, che commentano il post su Instagram con tante belle parole e incoraggiamenti; lo sostengono anche i tifosi, che scrivono sui social entusiasti della prestazione impeccabile.

Dal ritorno dei playout a Venezia il 9 giugno 2019… al 29 novembre 2020. Ha dovuto aspettare a lungo: aveva giocato sul dolore, poi dopo tanti consulti specialistici un anno fa si operava in Finlandia, sperando in un rapido rientro che non c’è stato a causa del Covid. Dapprima la pandemia ha fermato il campionato a marzo scorso, poi il virus ha colpito direttamente Mantovani, costringendolo a saltare tutto il ritiro con Castori. Proprio in settimana il 24enne difensore aveva parlato del suo momento buio nel nuovo format prodotto dalla stessa Salernitana, Box to Box: “L’infortunio era nato da un contrasto di gioco, le tipiche botte che sottovaluti sul momento. Nei giorni successivi ho continuato ad avere fastidio, ma eravamo in un momento complicato e per dare una mano alla squadra ho stretto i denti fino ai playout. Dopo la salvezza ho fatto delle visite specialistiche ed è uscito fuori che avevo un bel po’ di problemi. L’osso dell’ischio staccato e due tendini quasi completamente seghettati. Un bell’infortunio, ma fortunatamente disponiamo di dottori straordinari nel mondo, come quello che mi ha trattato in Finlandia, a cui sono riconoscente. È stato poi un anno travagliato, tra infortunio e Covid, alla fine è stato come uscire da un buco nero piano piano. È stata molto dura. Il problema non è operarsi, il problema è doversi dedicare ogni giorno al 300% a quello che hai subito. Quindi c’è stato tanto lavoro. Era anche brutto vedere i miei compagni in campo mentre io camminavo con le stampelle. Un’esperienza del passato che mi lascio alle spalle ma di cui faccio tesoro, sperando che non accada più”.

A rallentare ulteriormente il recupero del muro granata, come detto, ci si è messo prima un altro ostacolo, il Covid-19. “Puoi prenderlo ovunque, anche facendo la spesa al supermercato. Io mi sentivo fiacco, stanco, avevo dei leggeri sintomi, come anche la mancanza di gusto e olfatto. È durato 23 giorni quindi ho saltato tutta la prima parte del ritiro e sono stato di nuovo nella situazione di dover rincorrere i compagni per tornare in squadra. È stata una rincorsa continua, speriamo che sia finita“. Ora però le giornate difficili sono alle spalle, merito anche dell’affetto dei compagni che hanno aiutato a superare la paura: “Le prime volte che ti alleni c’è un po’ di timore perché vieni da un trauma forte, che ti condiziona anche la testa. Però col passare del tempo inizia a scemare, non pensi più «oddio e se succede di nuovo?», automaticamente torna tutto normale. Ho avuto anche dei compagni fantastici, che mi sono stati vicini. Penso a Migliorini, Di Tacchio, Djuric, Vannucchi, poi Lopez che ti strappa un sorriso anche nella giornata più nera al mondo”.

È stata una strada lunghissima e estremamente tortuosa, ma a giudicare dalla partita di Cosenza ha portato a destinazione: Mantovani è tornato. Prossima tappa? Diventare quello che è già sulla carta dopo cinque anni a Salerno, una bandiera granata. L’estate scorsa prolungò di un solo anno il suo contratto con il club dell’ippocampo, un segnale di fiducia… a tempo da parte della società, che si era riservata però un’opzione triennale. Da adesso a maggio, una serie di esami da non fallire per strappare l’opzione e riprendersi la Salernitana.

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