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#NonTiScordarDiMe. Andrea Luciani, il “nuovo Nedved” oggi si divide tra politica e… Jaroszynski

Arrivò nell’estate 2001 dalla Lazio – involontario precursore di quel che sarebbe accaduto dieci anni dopo – con l’etichetta del “Nuovo Nedved“, ma collezionò solo 3 presenze e non riuscì a incidere alla Salernitana targata Zeman. Andrea Luciani, oggi 38 anni, vestì in seguito le maglie di Cosenza, Fermana, Sora, Avellino, Martina, Pescina, Cisco Roma e Isola Liri tra i professionisti, per poi chiudere la carriera tra i dilettanti. Oggi si divide tra la politica, le attività commerciali e quella di procuratore sportivo, che intraprenderà ufficialmente a breve: per ora, fa parte dell’entourage che cura gli interessi di Pawel Jaroszynski.

A proposito del polacco, in attesa di conseguire il titolo di agente, l’ex centrocampista ha iniziato a seguire il difensore granata. “Da quando è passato sotto la PP Sport Management, ho visto una decina di partite, alcune anche all’Arechi. Siamo molto contenti di Jaroszynski. Stava già dimostrando di avere continuità invidiabile, i numeri non sbagliano mai: è uno dei più impiegati dal mister, sinonimo di affidabilità. Siamo tutti speranzosi di ricominciare al più presto a giocare. – dice Luciani – Certo, bisogna prima risolvere il problema virus che è prioritario. La situazione attuale è critica, c’è chi vorrebbe prolungare fino a luglio e prendersi tutto il tempo che ci vuole per finire la stagione, ma questo poi comporterebbe un cambio radicale su mercato, burocrazia e quant’altro. Non è semplice. Il futuro di Jaro? È di proprietà del Genoa, ma a Salerno sta bene, sta facendo un campionato importante e si sta giocando la Serie A. Dà tutto in campo, è amato dalla piazza. L’ipotesi che rimanga in granata non è da escludere, vedremo cosa accadrà”.

Da Pawel a… Pavel, andando a ritroso.Fu proprio Nedved a mettermi addosso quell’etichetta che per me si è rivelata poi croce e delizia. Sono ancora oggi in rapporto con lui”, continua Andrea Luciani nell’addentrarsi sul suo passato in maglia granata. Era l’estate 2001 e Zdenek Zeman era appena stato chiamato da Aliberti in panchina. Una folla incredibile ad acclamarlo nella presentazione a Palazzo di Città, poi la partenza per il ritiro e i primi arrivi. Tra loro, quel diciannovenne molto somigliante al talentuoso ceco della Lazio. Proveniva proprio dalla primavera biancoceleste. “Per me Salerno è stato un anno dal punto vista tecnico negativo, non ho giocato quasi mai e quando il Boemo mi ha iniziato a mettere dentro, dopo derby col Napoli mi venne una fastidiosa tendinite e rimasi fuori. Dal punto di vista umano, invece, rimasi contentissimo. – racconta l’ex calciatore – Uscire da una primavera scudettata e andare subito a Salerno ti fa crescere molto, rispetto ad altre destinazioni. Purtroppo per una serie di cause, dal successivo infortunio alla schiena, al fallimento della Salernitana di Aliberti con cui avevo ancora due anni di contratto, l’esperienza non si rivelò positiva. Le promesse che a livello di settore giovanile il sottoscritto doveva mantenere nell’arco della carriera non sono state mantenute, ma non ho rimpianti”.

La Salernitana riuscì a fare una bella cavalcata, andando vicina alla promozione e chiudendo settima. “Avevo legato molto con Olivi e Speranza, ma il mio punto di riferimento era Giacomo Tedesco.racconta ancora Luciani – E poi Zeman era uno spettacolo tutti i giorni: nonostante non mi facesse giocare, percepivo che aveva un affetto particolare per me. Era davvero un maestro. Nella sfortuna, ho avuto il privilegio di essere in campo nella partita dei “10 piani di morbidezza” contro il Napoli. Fantastico quel derby davanti a 25mila persone, ho ancora le foto e i ritagli di giornali a casa”.

Rispetto ad allora, la tifoseria si è raffreddata. “Gli anni sono passati, non vorrei risultare banale ma poche città hanno tifosi come quelli di Salerno, è un dato di fatto e non devo arruffianarmi nessuno. Ora quando vengo a Salerno noto che c’è una certa contestazione, ma non sta a me sindacare, bisogna guardare ai risultati: Lotito è secondo in A e la Salernitana può lottare per salire, è in piena zona playoff; semmai si dovesse riprendere a giocare, sarebbe in corsa per il secondo posto. Quanto all’argomento multiproprietà, non sono ferrato, però sono convinto che se dovesse concretizzarsi il salto, le contestazioni passerebbero in secondo piano”, dice Luciani. Oggi si divide tra le sue varie attività: “Ho giocato negli ultimi anni vicino casa tra i dilettanti, nel frattempo la mia vita ha preso altre pieghe. Sono impegnato politicamente a Trevignano Romano, il mio paese, come consigliere comunale e ho un’attività commerciale, ma anche una scuola calcio con 120 bambini iscritti. E poi ho iniziato a lavorare con Federico Pastorello che era il mio agente quando giocavo a Salerno: sono contento di essere entrato nel mondo dei procuratori sportivi e di seguire un giocatore importante e forte alla Salernitana come Jaroszynski”. 

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