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#NonTiScordarDiMe. Kristic ha sofferto e aspetta una chance: “Che gioia per i granata”

Pensi all’ultima Serie A, alle emozioni, ai protagonisti, alle delusioni e non puoi non ricordare anche il gol lampo di Aleksandar Kristic. Due presenze per complessivi tre minuti in campo, una rete all’ultimo secondo di Salernitana-Bologna nella stagione 1998/99 per il difensore serbo, che rimase granata fino al 2001, scendendo però in campo soltanto una volta in Coppa Italia per 55′ nel derby perso a Napoli contro gli azzurri con Cadregari in panchina a settembre ’99. Dopo aver smesso con il calcio nel 2002, Kristic ha iniziato una carriera da allenatore che lo ha portato anche ad allenare la gloriosa Stella Rossa di Belgrado, dove aveva giocato dal 1991 al 1995 e nel 1997/98, prima di approdare a Salerno. Da due anni però è fermo: a ottobre compirà 51 anni e spera di tornare a vivere una nuova avventura in panchina, dopo aver attraversato momenti molto difficili e dolorosi nella sua vita privata.

Pochi secondi in campo quel 25 aprile 1999. L’ingresso nel recupero al posto di Monaco e il gol dopo 27 secondi sotto la sud per suggellare il 4-0 ai danni del Bologna. “Emozioni ancora nitide, se chiudo gli occhi posso ancora rivedere tutto come un film: angolo corto, Tosto crossa, testa di Di Vaio sul secondo palo e poi segno io ad Antonioli. Per me fu un momento da incorniciare. All’inizio c’erano grandi aspettative su di me, però non fui all’altezza per diversi motivi. Quel gol mi ha permesso comunque di dare qualcosa a una città stupenda, che mi aveva accolto benissimo e viveva per il calcio”, ha recentemente raccontato sulle colonne del quotidiano Il Mattino, ricordando con un pizzico di commozione quella sua avventura in Serie A. Arrivò in Italia con Drazen Bolic. Entrambi erano stati preconvocati e poi scartati dalla Nazionale della Jugoslavia per Francia ’98. Proprio ciò che accadeva in patria, che si stava sgretolando, gli diede tante preoccupazioni. “In quegli anni il mio Paese era ancora sotto i bombardamenti. Festeggiai il gol togliendomi la maglia e ricevendo l’abbraccio dei compagni. Tutta la città ne parlava. Peccato per come andò a finire: la Salernitana aveva condotto un campionato tutt’altro che scandaloso e non meritava di retrocedere. C’era una rosa forte con Gattuso, Di Michele, Di Vaio, bravi ragazzi prima che bravi calciatori. Fu bruttissimo fermarsi a un gol dalla salvezza. A Piacenza entrai all’ultimo, ci provai di testa, ma non andò bene. Forse c’era anche un rigore su di me”, aggiunge. In quella stagione gli slavi d’Italia – “capitanati” da Sinisa Mihajlovic che era il più rappresentativo, “rischiarono” anche di auto escludersi dalle partite. A fine marzo ‘99 la Federcalcio di Belgrado aveva provocatoriamente chiesto a tutti i suoi giocatori militanti in campionati di Paesi aderenti alla Nato di rifiutarsi di giocare fino al termine della guerra. Avevano mandato dei messaggi anche con delle t-shirt: “Pace, no guerra”, c’era scritto su quella che lo stesso Kristic indossò sedendosi in panchina in occasione di Salernitana-Inter, l’11 aprile. Dopo consultazioni, si decise di andare avanti. Kristic partecipò comunque ad eventi di beneficenza a Roma. Poté così scendere in campo contro il Bologna. All’uscita dallo stadio Arechi, nel tornare a casa, fu coinvolto in un incidente stradale con la sua auto. Ne uscì illeso, ma distrusse la vettura.

Oggi Kristic si è rintanato in campagna. Si impegna in favore della Chiesa Ortodossa e lavora la terra. Ha interrotto la carriera da tecnico che lo aveva portato anche in Norvegia, Thailandia e Cina.Un anno e mezzo fa ho perso mio figlio a causa della leucemia. Ero in Cina ad allenare, per la sua malattia ho interrotto. Abbiamo provato a curarlo in Germania, ma niente da fare. In più c’è stato il Covid. I sei mesi successivi sono stati molto difficili, poi ho scelto di andare a vivere in campagna: ho un pezzo di terra, dei vigneti, curo il prato con macchinari rigorosamente italiani. Lavorare la terra ora mi tiene vivo e mi dà forza, ma aspetto un’altra chance nel calcio. Credo di saper fare meglio quello, ha raccontato sempre al Mattino lo sfortunato ex difensore. È l’augurio minimo che gli si possa fare.

Salerno, in un modo o nell’altro, ha lasciato comunque un segno positivo nella sua storia personale. La società di Aliberti lo aveva ingaggiato dalla Stella Rossa. In precedenza aveva giocato anche in Grecia con l’Ethnikos Asteras e in Svezia col Degerfors. Firmò un triennale nell’estate 1998, ma trovò difficoltà in ritiro, dove Dragan Vukoja – altra meteora – faceva da interprete a lui e a Bolic, forte delle pregresse esperienze nel nostro Paese. La preparazione con Delio Rossi fu durissima. Ebbi più di un problema fisico, volevo dimostrare il mio valore e partii troppo forte. Dopo due mesi di stop, non riuscii a rimettermi al passo. L’anno dopo feci un buon ritiro, ma ebbi un altro infortunio con Cadregari. Volevo andar via, il dispiacere di non riuscire a rendere come alla Stella Rossa era grande. Parlai con Aliberti che però chiedeva soldi per il mio cartellino”, la testimonianza dell’interessato. A gennaio fu proposto alla Fermana, club di B con cui Aliberti aveva una collaborazione (diversi esuberi granata si trasferirono nelle file dei canarini), ma non se ne fece nulla. Alla fine il difensore rimase contrattualizzato con la Salernitana Sport fino al 2001, allenandosi con la Primavera o usufruendo di permessi. “Avevo 31 anni e dopo tre stagioni di quasi inattività fu difficile trovare squadra e tornare in forma. Quando andai via dall’Italia feci un anno in Serbia al Fk Belgrado, poi però smisi e iniziai ad allenare”. Kristic avuto modo di incontrare, dopo la sua avventura italiana, anche altri protagonisti transitati per Salerno come Zdenek Zeman. Fu il suo secondo proprio alla Stella Rossa: “Non amava parlare molto, era un grande nome per la nostra squadra, ma non riuscì a fare bene. Un po’ come è capitato a me da calciatore della Salernitana. Una volta in Cina ho ritrovato anche Eugenio Albarella, che era il nostro preparatore atletico in granata. Era lì perché faceva parte dello staff di Alberto Zaccheroni. Lo incontrai in un ristorante e ricordammo la nostra esperienza comune”. Da quella maglia numero 13 dell’anno della Serie A, a quella numero 40 mai indossata negli ultimi spiccioli di carriera a Salerno, fino alla tuta da mister. Ora Kristic attende una seconda giovinezza, un’opportunità ancora nel calcio. Sempre continuando a fare il tifo per il cavalluccio marino: Ho aperto la miglior bottiglia di vino per festeggiare il ritorno in Serie A, ho fatto il tifo a distanza nelle ultime quattro partite“.

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