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Quel cavalluccio ‘promesso’ al Comune: che balzo dal 2012 a oggi

È di trenta milioni la valutazione che la Salernitana fa dei suoi beni immateriali. “Marchio, colore, denominazione”, un leitmotiv della tifoseria che ha accompagnato il primo anno dell’era Lotito-Mezzaroma. Dieci anni fa i due imprenditori capitolini sbarcarono a Salerno per far ripartire il calcio cittadino dopo il fallimento della Salernitana Calcio di Antonio Lombardi. Tra i punti del bando emesso dall’allora sindaco Vincenzo De Luca c’era anche quello relativo ai beni immateriali della Salernitana. “Cessione a titolo gratuito al Comune della denominazione, logo e colori sociali” si leggeva al paragrafo 4, lettera E. Il passaggio all’Ente (che realizzò e registrò un’altra versione dell’ippocampo mai utilizzato) però non è mai avvenuto e tutt’oggi i beni appartengono a Lotito e Mezzaroma.

Insomma, la nuova proprietà avrebbe dovuto acquistarli e girarli a titolo gratuito al Comune, questo per “salvaguardare la tradizione sportiva della città di Salerno”. Dopo un anno di Salerno Calcio, con maglia blaugrana e stemma comunale sul petto, Lotito Mezzaroma acquistarono i segni distintivi storici dalla Energy Power. Un comunicato del 12 luglio 2012 recitava: “La Salerno Calcio ed Energy Power comunicano di aver oggi raggiunto l’accordo in virtù del quale tutti i segni distintivi ed i beni immateriali della Salernitana Sport S.p.A. sono nella disponibilità del Salerno Calcio. Le parti si danno atto di aver agito al fine di venire incontro alle legittime aspirazioni della tifoseria e nel rispetto della tradizione storico-sportiva di Salerno”. L’acquisizione dei beni avvenne per circa 450mila euro (iva compresa), il cui pagamento fu spalmato su tre anni. Con quell’accordo, stipulato il 12 luglio del 2012, Lotito e Mezzaroma si assicurarono:

  • il numero 1919;
  • il nome Salernitana;
  • il simbolo ippocampo o cavalluccio marino
  • i colori sociali granata;
  • i diritti all’utilizzazione economica delle opere fotografiche, cinematografiche ed audio-visive;
  • dominio relativo al sito web www.salernitana.it (mai realmente in possesso del club, fu successivamente registrato da un privato che lo detiene ancora).

Un “balzo” importante nella valutazione dei beni immateriali: da 450mila euro a 30 milioni. Eppure in passato i fratelli Della Valle acquistarono i beni della Fiorentina per due milioni e mezzo di euro. Aurelio De Laurentiis quelli del Napoli per 31 milioni di euro versati alla curatela fallimentare anche se la denominazione originale (Ssc Napoli) fu ripristinata solo dopo due anni di interregno di Napoli Soccer. Resta dunque da capire da cosa nasca una tale valutazioni dei beni immateriali della Salernitana e se il Comune, al di là di quello che sarà il futuro della Salernitana, reclamerà o meno beni.

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