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Salernitana, allo Zaccheria suicidio tecnico meritato e consapevole. Ora non c’è più tattica che regga

Allo Zaccheria il Foggia sfodera il cliché consono al suo allenatore e la Salernitana risponde specchiandosi all’avversario. Solo nei propositi però. Il duo Grassadonia-Russo (due anime salernitane) schiera il suo undici migliore con Billong a murare al centro del reparto difensivo, Martinelli ed il mancino Ranieri a completarlo e bravi, tecnicamente, ad aiutare la squadra nella costruzione del gioco. A centrocampo i rossoneri si presentano con gli uomini più in palla: Greco a dirigere le operazioni e Deli che, con l’ex Busellato, risultano bravi a “fare legna” e a ripartire, attaccando ampiezza e profondità. Sugli esterni, i padroni di casa interpretano bene i ruoli con Gerbo a destra e il furente Kragl a sinistra, capace di creare sempre una superiorità numerica. In avanti il duo Mazzeo-Iemmello.
Gregucci si schiera a specchio, cambia (come oramai ci ha abituato) rispetto alla gara precedente, boccia Schiavi e riaffida senza ricavarne vantaggi le chiavi del reparto arretrato a Migliorini, ripromuove il recuperato Mantovani e dirotta Pucino sulla sinistra. Come quinti Casasola (bocciato nell’intervallo, disastroso nell’occasione del vantaggio dauno, facendosi anticipare banalmente da Deli sebbene in anticipo al centrocampista rossonero) risulta inamovibile per il trainer e Memolla sostituisce lo squalificato Lopez. A centrocampo un trio africano composto da Minala, Akpa Akpro e Odjer dovrebbe sorreggere Mazzarani, schierato tra le linee a sostegno del gambiano Jallow, unica punta che, almeno nell’atteggiamento, dimostra stavolta una nota di merito.
Il quadro tattico è chiaro: il campo mostra un Foggia, conscio della tragica situazione di classifica, consolidato nelle scelte e nel dettame tattico ed una Salernitana camaleontica (in senso negativo) brava a far ruotare i giocatori in rosa e capace di disinnescare prerogative di certezze tattiche e convincimenti di squadra organizzata: un suicidio meritato e, dobbiamo aggiungere, essendo giunti a due partite dalla fine. La prestazione della Salernitana ridisegna quelle degli ultimi due mesi e più: la squadra ha pensato forse troppo presto di aver centrato l’obiettivo minimo stagionale ed inconsapevolmente i giocatori hanno spento ogni tipo di carica emozionale ed agonistica. Il gesto tecnico del portiere sul primo goal, il ritardo di Casasola sebbene in anticipo a chiudere su Deli nella stessa occasione, la difesa sempre lasciata scoperta da un centrocampo inesistente ed incapace nel dare una minima copertura alla profondità, giocatori che faticano ad un avere controllo orientato della palla, duelli sempre persi ed in tutte le parti del campo. Un calvario tecnico e tattico, insomma.
Il Foggia terz’ultimo, come il Padova ed il Carpi (ultimi della classe e potremmo allungare la lista) ha dominato una Salernitana che non è più una squadra e che per onestà professionale non merita, oggi, la categoria. Lo ripetiamo da tempo e lo abbiamo anche “gridato”: non esiste più tattica che regga, le gambe hanno il collegamento interrotto, le teste non irradiano nessun tipo di segnale. Domenica è l’ultima possibilità e senza vie di uscita. L’unica sarebbe lo spettro degli inferi della serie C.

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