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Editoriale

Salerno sta entrando in una nuova dimensione, non resti indietro

Comunque vada, una giornata come quella di ieri resterà nella storia. Il palleggio di uno che ha vinto tutto sul prato dell’Arechi, con la maglia granata addosso (poi donata a un fortunato tifoso in Curva Sud che ha dovuto quasi azzuffarsi per accaparrarsi il cimelio) è roba che non si era mai vista. La presenza di Ribéry fa entrare Salerno in una nuova dimensione ed è bene che la città ne prenda consapevolezza piena a tutti i livelli. Già di suo la Serie A ha (ri)portato un’eco mediatica differente; l’ingaggio del campione transalpino triplicherà tutto. Dunque, maturità, maturità e ancora maturità, tre volte di più.

Un software da aggiornare

Se la città e la piazza meritano l’upgrade, ed è così, non possono fallire. Una sorta di anno zero – anche se sulla carta d’identità tra poco saranno 103 – in cui anche i (parzialmente) comprensibili ritardi nell’adeguamento dello stadio Arechi, ieri cornice-cantiere della presentazione della squadra, mentre gli operai specializzati si arrampicavano sulle torri faro, dovranno essere presto un ricordo. Salerno ha fame di calcio, per troppi anni ha mangiato… “palloni” amari ed oggi che arrivano quelli più dolci corre ad accaparrarseli. Ma serve la calca giusta, non certo quella che ha generato la vergognosa scazzottata di ieri (clicca qui per leggere), scoppiata davanti a tanti bambini, a quanto pare frutto ancora una volta di posizioni divergenti da parte della tifoseria in merito alla figura di Fabiani. Già azzuffarsi in uno stadio – per di più al termine della presentazione della squadra ed in un momento di festa, tra sostenitori degli stessi colori – è pura follia nel 2021. Farlo perché c’è chi insulta un dirigente e chi invece lo difende sembra ancor più incredibile. Eppure è successo. È un attimo passare dai social, dove i fantini (o fanatici?) del populismo corrono spediti al grido di “viva Fabiani” o “abbasso Fabiani”, alla realtà. Occorre riprogrammarsi, tutti.

Il nuovo contesto

La Salernitana è in Serie A ed ha ingaggiato Franck Ribéry, attende la formulazione di un’offerta importante da parte di compratori probabilmente stranieri. La nuova dimensione, appunto. Quel serpentone – prossimo alla pensione – da cui è uscito ieri l’ex calciatore del Bayern Monaco rappresenta una porta spaziotemporale. E ci si preoccupa di distribuire patenti del tifoso, di manipolare audio e video di cronisti a piacimento per screditarne l’operato ed attribuirgli affermazioni “particolari”, di diffondere fake news, di litigare per partito preso. Quello del “senaddaì” contro quello dei trenini. Quasi come ci fosse una certa difficoltà ad abbandonare i vecchi slogan, nonostante siano poco attuali. Per una porzione di appassionati, commentatori e tifosi un po’ troppo entrati nel personaggio (ahinoi, ce ne sono sempre di più in preda a mitomanie) sembra ci sia difficoltà ad adeguarsi al nuovo contesto, fatto di sfide a Mourinho, di prestigiose telecamere e firme nazionali pronte a occuparsi di una Salernitana che dieci anni fa non esisteva, ma giaceva nei faldoni di un tribunale mentre in campo il surrogato Salerno Calcio sfidava Palestrina, Boville e Budoni, consentendo alla Salernitana stessa poi di rivivere l’anno seguente. Dignità significa questo: saper vivere nel contesto che ti circonda, rispettare l’altro, mantenere savoir fare e self control nella disapprovazione (stra-legittima). Non fomentare. La piazza è matura per una tregua tra fazioni, al netto di cause, protagonisti, emblemi? Forse no. Ma deve provarci. Andrebbe bene – anzi, sarebbe meglio – anche la noncuranza. Serve ragionamento. E invece i troppi figli del protagonismo alla ricerca di (facili) consensi sotto forma di un like, di un cuoricino, di un abbraccio, spingono sull’acceleratore. Molte volte senza un nome e cognome. È una sfida tra chi sbraita e “posta” di più, in cui poesia e turpiloquio si fondono nel più squallido degli spettacoli per chi ama determinati colori. Puro terrorismo mediatico di chi attacca e di chi difende, che poi contrattacca chi attacca.

Marchetti comunicatore

Magari, chissà, i concetti espressi ieri dall’amministratore Ugo Marchetti, pacato ma risoluto, potranno tracciare una strada. La società non è sua, non lo sarà. Si tratta solo di un rappresentante pro-tempore che, però, ha finalmente toccato le corde giuste, con le parole giuste. Che restano tali, per carità. Ma il Generale si è presentato come meglio non avrebbe potuto alla stampa ieri pomeriggio. “Non preparo mai i miei discorsi, prove sempre a farli uscire dal cuore, dico quello che sento”, ha esordito. Preparate a tavolino oppure no, le dichiarazioni hanno colto nel segno il tifoso granata. Il contenuto emozionale, quel “forza Salernitana” alla fine dell’intervento ed in generale la figura dell’amministratore unico hanno riscosso numerosi consensi. Ora tocca a Salerno, alla Salerno (tutta) vogliosa di crescere ed entrare nella nuova dimensione da protagonista.

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