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Shala attende Italia-Svizzera: “Azzurri favoriti. Salernitana? Non vedo l’ora di venire all’Arechi!”

Svizzero di nascita ma con una carriera calcistica sbocciata in Italia. Dal 2004 al 2011 Rijat Shala ha girato l’Italia da sud a nord, da Salerno a Novara. Domani gli azzurri di Mancini sfideranno, per la seconda partita del girone ad Euro 2020, la Svizzera, una partita quindi dal sapore particolare per l’ex centrocampista, ora procuratore di calciatori. “L’Italia ha fatto un ottimo esordio, molto convincente. Mi aspettavo molto di più dalla Turchia, è stata deludente, nelle qualificazioni aveva dimostrato carattere. Gli azzurri hanno però dimostrato grande forza – dice Shala ai nostri microfoni – Mancini ha fatto un gran lavoro dopo le difficoltà avute nel recente passato. La Svizzera ha giocato bene col Galles fino al gol del vantaggio, poi i calciatori si sono adagiati. Hanno smesso di fare pressione e di giocare, si sono abbassati e hanno subito gol. Domani l’Italia non dovrebbe avere grossi problemi. Dovrebbe essere una partita senza storia, guardando i valori in campo. Tutto può succedere però. Serve il giusto approccio, la Spagna ha faticato con la Svezia. Nella Svizzera ci sono giocatori importanti che conoscono l’Italia come Freuler dell’Atalanta e Rodriguez del Torino e di talento come Xhaka, che Mourinho vuole alla Roma, e Shaqiri che può illuminare la partita all’improvviso con una giocata”. Fu la Salernitana, nel 2004, a portare in Italia l’allora ventunenne Shala, prelevandolo dal Grasshoppers. L’ex calciatore commenta così la splendida impresa dei granata di Castori: “Nessuno si aspettava una cosa del genere a Salerno dopo anni di attesa e anche difficili. La squadra quest’anno era veramente tosta da affrontare, Castori ha fatto un lavoro strepitoso, creando un gruppo solido che nei momenti clou ha sempre fatto punti. La partita col Venezia è stata quella decisiva, quei gol nel finale hanno fatto venire quasi un infarto anche a me (ride, ndr). Lì è scattata la consapevolezza di potercela fare, e poi i calciatori non si sono mai arresi nelle difficoltà. La piazza è riuscita, nonostante il Covid, a dare una spinta e a stare accanto alla squadra. I soldi nel calcio non fanno sempre tutto. Serve l’incastro di una serie di meccanismi. Tutino mi è piaciuto tanto. Anche Di Tacchio ha fatto una grande stagione, da calciatore e da capitano. L’unione ha fatto la differenza, c’erano squadre molto più attrezzate, ma la Salernitana le ha tenute dietro. L’assenza del pubblico all’inizio potrebbe essere stato un vantaggio. L’Arechi non è per tutti, ci può giocare solo chi ha classe e personalità. Appena cominci a sbagliare qualcosa di troppo diventa complicato se non hai le spalle larghe”.

In massima serie, secondo Shala, il pubblico e gli acquisti giusti potranno fare la differenza nella corsa salvezza: “In Serie A ci sarà da divertirsi e il pubblico di Salerno sarà un’arma in più. Verrò a vedere tante partite, non vedo l’ora di gustarmi un grande spettacolo all’Arechi. Andrò in curva a vedere la partita, voglio cantare con i tifosi, magari in un Salernitana-Cagliari. Molte squadre non sanno cosa le aspetterà. Serviranno molti innesti importanti. Il direttore Fabiani sa bene cosa fare, dovrebbe restare perché ha fatto un ottimo lavoro. Dovrà essere confermato anche uno zoccolo duro per non sfaldare lo spogliatoio, in ogni reparto servirà almeno un calciatore di qualità. Il Benevento di quest’anno insegna che la Serie A non è semplice: dopo un gran girone di andata, la squadra è calata in quello di ritorno. È un campionato lungo ed estenuante e totalmente diverso dalla B”. Shala poi apre il cassetto dei ricordi. Il classe ’83 ha vestito granata dal 2004 al 2006, vivendo anche il fallimento sotto la gestione Aliberti nell’estate del 2005 e il ko bruciante in semifinale playoff col Genoa. Nonostante ciò l’ex centrocampista conserva ricordi piacevoli della sua esperienza: “La piazza è da Serie A, non c’è curva migliore di quella granata, i cori, le coreografie sono un’altra cosa. Ho giocato in tante piazze italiane, ma Salerno è unica. Nel 2004/05 partimmo male, facemmo pochi punti, poi arrivò mister Gregucci e ci riprendemmo, ma era ormai troppo tardi. Quando fallì la Salernitana di Aliberti avevo tante richieste dalla A, ma decisi di restare perché la piazza mi aveva dato tanto. Quell’anno (2005/06, ndr) arrivò la beffa col Genoa ai playoff, peccato perché poteva andare diversamente, ma conservo ricordi bellissimi di Salerno”. L’ex Foggia e Novara dice infine la sua sulla questione societaria che sta tenendo banco ormai da settimane: Lotito e Mezzaroma troveranno certamente la miglior soluzione, Salerno conserverà la Serie A. Speriamo che tutto si risolva presto e senza conseguenze negative per la città. Gravina ha mostrato un’apertura per il trust, con dei paletti da rispettare. Non è semplice vendere una società in fretta e furia, serve giustamente un po’ più di tempo. Anche se, a mio parere, la Salernitana per un imprenditore sarebbe un grande investimento”.

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